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    Naspi per mamme che si licenziano: quando spetta?

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    Essere una neomamma e lavoratrice può portare a decisioni complesse, come quella di rassegnare le dimissioni. Se ti trovi in questa situazione, è fondamentale sapere che in alcuni casi specifici hai diritto all'indennità di disoccupazione. In questo articolo vedremo insieme quando spetta la NASpI alla lavoratrice madre che si licenzia e quali sono i passaggi da seguire.

    Per avere la certezza di non commettere errori e proteggere i tuoi diritti, puoi compilare subito il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di tutele per la lavoratrice madre e accesso alla NASpI.

    Chi dà le dimissioni volontarie ha diritto alla NASpI in generale?

    Di norma, la Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego - o NASpI - è un'indennità che spetta ai lavoratori che hanno perso involontariamente il proprio impiego.

    Questo significa che, nella maggior parte dei casi, le dimissioni volontarie non danno diritto a percepire la disoccupazione. Esistono però delle importanti eccezioni, come le dimissioni per giusta causa o, appunto, il caso specifico della lavoratrice madre.

    Come funziona la disoccupazione per le mamme entro l’anno del bambino?

    La legge prevede un periodo di tutela speciale per le lavoratrici madri, riconoscendo la particolare vulnerabilità e le esigenze legate alla maternità. Se una madre decide di dimettersi durante questo arco temporale, le sue dimissioni vengono equiparate a un licenziamento e le danno quindi pieno diritto a ricevere la NASpI.

    Le condizioni chiave sono le seguenti:

    • Periodo tutelato: le dimissioni devono avvenire in un periodo specifico, che va dal 300° giorno precedente la data presunta del parto fino al compimento del primo anno di vita del bambino.
    • Diritto alla NASpI: le dimissioni rassegnate in questo periodo sono considerate una causa di disoccupazione involontaria.
    • Nessun preavviso: la lavoratrice madre che si dimette nel periodo tutelato non è tenuta a rispettare il periodo di preavviso nei confronti del datore di lavoro.

    Come dare le dimissioni per non perdere la NASpI?

    Per rendere le dimissioni efficaci e accedere all'indennità di disoccupazione, non è sufficiente comunicarle al datore di lavoro.

    È un passaggio obbligatorio e fondamentale convalidare la propria decisione presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro competente per la propria zona. Senza questa convalida, le dimissioni non sono valide e non si può procedere con la richiesta della NASpI all'INPS.

    Cosa succede se la NASpI coincide con il congedo di maternità?

    Può capitare che il diritto alla NASpI maturi quando la lavoratrice si trova ancora nel periodo di congedo di maternità obbligatorio.

    In questo caso, la prestazione di disoccupazione viene sospesa. La NASpI inizierà a essere erogata, o riprenderà se già avviata, solo al termine del congedo di maternità obbligatorio.

    Quale tipo di dimissioni non dà diritto alla NASpI?

    Al di fuori del caso specifico della lavoratrice madre nel periodo tutelato e di altre eccezioni come le dimissioni per giusta causa, le altre forme di interruzione volontaria del rapporto di lavoro solitamente non consentono di accedere alla NASpI.

    Tra queste troviamo:

    • Le dimissioni volontarie presentate al di fuori del periodo di tutela.
    • La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, a meno che non avvenga in specifiche procedure protette.
    • Le dimissioni della lavoratrice madre che non vengono convalidate dall'Ispettorato del Lavoro.

    Hai ancora dubbi sulla NASpI per le dimissioni da lavoratrice madre?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica o hai bisogno di un supporto per affrontare correttamente la procedura, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di dimissioni della lavoratrice madre e diritto alla disoccupazione.

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