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    Recesso contratto indeterminato: quanto costa la penale?

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    Se stai valutando l'ipotesi di interrompere un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, è probabile che ti stia interrogando sui possibili costi e sulle cosiddette "penali". Si tratta di una preoccupazione legittima, sia che tu sia un datore di lavoro sia un dipendente. In questo articolo faremo chiarezza, spiegando in modo semplice e diretto quali sono le reali spese da affrontare e come funziona il recesso in questi casi. Per affrontare la situazione con sicurezza ed evitare errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina e parlare in modo gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate a penale per recesso anticipato contratto a tempo indeterminato.

    Esiste una vera e propria penale per il recesso da un contratto a tempo indeterminato?

    La prima cosa da chiarire è che, nel contesto di un contratto a tempo indeterminato, il termine "penale" è spesso usato in modo improprio.

    A differenza di quanto accade nei contratti a tempo determinato, dove è possibile inserire una clausola penale specifica per il recesso anticipato, nei rapporti a tempo indeterminato non esiste una sanzione economica automatica.

    Esistono piuttosto dei costi fissi o delle potenziali indennità risarcitorie che sorgono in determinate circostanze, sia a carico del datore di lavoro sia, in un caso specifico, del lavoratore.

    Quali sono allora i costi a carico del datore di lavoro?

    Quando un datore di lavoro decide di licenziare un dipendente assunto a tempo indeterminato, deve tenere conto di diversi possibili oneri economici. Questi non sono penali, ma contributi o risarcimenti previsti dalla legge.

    I costi principali sono:

    • Ticket di licenziamento NASpI: È un contributo obbligatorio che il datore di lavoro deve versare all'INPS per ogni licenziamento che dà diritto al lavoratore di accedere all'indennità di disoccupazione. Per il 2026, l'importo è calcolato come il 41% del massimale mensile NASpI per ogni 12 mesi di anzianità aziendale del dipendente negli ultimi tre anni. Il costo è di circa 635,67 euro per ogni anno lavorato, fino a un massimo di circa 1.907 euro per tre o più anni di anzianità.
    • Indennità risarcitorie: Se il licenziamento viene impugnato e dichiarato illegittimo da un giudice, il datore di lavoro può essere condannato a pagare un'indennità risarcitoria. L'importo varia in base a diversi fattori, come la data di assunzione e le dimensioni dell'azienda. Per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015 - regime delle tutele crescenti - l'indennità è solitamente compresa tra 6 e 36 mensilità. Per le aziende con meno di 15 dipendenti, le cifre sono ridotte, spesso tra 2,5 e 6 mensilità.
    • Indennità sostitutiva del preavviso: Se il datore di lavoro non rispetta il periodo di preavviso stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - CCNL - di riferimento, è tenuto a corrispondere al lavoratore un'indennità pari alla retribuzione che gli sarebbe spettata durante quel periodo.
    • Accordi transattivi: Molto spesso, per evitare le incertezze e i costi di una causa legale, datore e lavoratore si accordano su una somma da versare al dipendente per chiudere consensualmente il rapporto di lavoro. Questa somma, a volte definita "penale" in modo informale, è in realtà il frutto di una negoziazione tra le parti.

    E per il lavoratore che si dimette, è prevista una penale?

    No, anche in questo caso non si può parlare di una vera e propria penale per le dimissioni da un contratto a tempo indeterminato.

    Tuttavia, il lavoratore ha un obbligo fondamentale: rispettare il periodo di preavviso previsto dal suo CCNL.

    Se il dipendente decide di interrompere il rapporto di lavoro senza dare il preavviso, o con un preavviso insufficiente, sarà il datore di lavoro ad avere diritto a un'indennità sostitutiva.

    In pratica, l'azienda tratterrà dall'ultima busta paga - o dal TFR - una somma corrispondente alla retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito durante il periodo di preavviso non lavorato.

    Come si può recedere da un contratto senza pagare penali o costi?

    Per evitare costi imprevisti, è fondamentale seguire le procedure corrette.

    Il datore di lavoro può recedere senza incorrere in indennità risarcitorie solo se il licenziamento si basa su una giusta causa - un fatto gravissimo che non consente la prosecuzione del rapporto - o su un giustificato motivo oggettivo o soggettivo.

    Il lavoratore, invece, può recedere senza pagare alcuna indennità al datore di lavoro in due modi principali:

    • Rispettando scrupolosamente il periodo di preavviso indicato nel CCNL.
    • Presentando le dimissioni per giusta causa, ovvero quando si verifica una grave inadempienza da parte del datore di lavoro - come il mancato pagamento dello stipendio - che non permette la continuazione del rapporto neanche per un giorno. In questo caso, il lavoratore non solo non è tenuto al preavviso, ma ha anche diritto all'indennità di disoccupazione NASpI.

    È importante notare che le normative possono subire variazioni e le informazioni riportate sono aggiornate al 2026.

    Hai ancora dubbi sul recesso dal contratto a tempo indeterminato?

    Se desideri analizzare il tuo caso specifico per capire quali sono i tuoi diritti e i tuoi doveri, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto. Ti permetterà di parlare gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate al recesso da contratti di lavoro.

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