Se un periodo di malattia prolungato ti sta causando preoccupazioni per il tuo posto di lavoro, è fondamentale conoscere i tuoi diritti e i limiti previsti dalla legge. In questo articolo troverai informazioni chiare su cos'è il periodo di comporto, come funziona e quali sono le conseguenze in caso di superamento. Per affrontare la situazione con maggiore sicurezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di diritto del lavoro e conservazione del posto di lavoro.
Che cos'è il periodo di comporto per malattia?
Il periodo di comporto è il limite massimo di assenze per malattia che un lavoratore dipendente può accumulare senza rischiare di perdere il proprio posto di lavoro.
Si tratta di un arco temporale definito dalla legge o, più frequentemente, dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro - CCNL - durante il quale il dipendente ha diritto alla conservazione del posto.
In pratica, finché le assenze per malattia rientrano in questo limite, il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore.
Quanto dura il periodo di comporto?
La durata del periodo di comporto non è uguale per tutti, ma varia in base al CCNL applicato, all'anzianità di servizio e alla qualifica del lavoratore.
Generalmente, questo periodo oscilla tra i 6 e i 12 mesi, ma alcuni contratti possono prevedere durate diverse, che possono arrivare anche a 18 mesi o più in determinate circostanze.
Per conoscere la durata esatta nel tuo caso specifico, è indispensabile consultare il tuo Contratto Collettivo di riferimento.
Cosa succede se supero i 6 mesi di malattia?
Superare i 6 mesi di malattia non comporta automaticamente il licenziamento. La conseguenza dipende dalla durata del periodo di comporto prevista dal tuo CCNL.
Se il tuo contratto prevede un comporto di 180 giorni - circa 6 mesi - allora il superamento di questa soglia potrebbe esporre al rischio di licenziamento. Se invece il tuo CCNL prevede un comporto più lungo, ad esempio 12 mesi, avrai ancora diritto alla conservazione del posto.
Il periodo di comporto è retribuito?
Sì, durante il periodo di comporto il lavoratore ha diritto a percepire un'indennità di malattia, erogata in parte dall'INPS e in parte o interamente integrata dal datore di lavoro, secondo quanto stabilito dal CCNL di categoria.
L'indennità non è sempre pari al 100% della retribuzione e la sua misura può diminuire con il prolungarsi dell'assenza.
Quali assenze sono escluse dal calcolo del comporto?
Non tutte le assenze legate a problemi di salute rientrano nel calcolo del periodo di comporto. Solitamente sono escluse:
- L'infortunio sul lavoro o la malattia professionale indennizzati dall'INAIL.
- L'assenza per congedo di maternità o paternità.
- Le assenze dovute a patologie gravi che richiedono terapie salvavita.
- I permessi legati alla legge 104/92 per l'assistenza a familiari con disabilità.
È sempre bene verificare cosa prevede il proprio CCNL, poiché potrebbero esserci ulteriori esclusioni.
Quando si azzera il periodo di comporto malattia?
L'azzeramento dei giorni di malattia accumulati dipende dal tipo di comporto previsto dal CCNL. Esistono due tipologie principali:
- Comporto secco: si calcolano i giorni di assenza per un singolo e ininterrotto evento di malattia. Il contatore si azzera alla ripresa del servizio.
- Comporto per sommatoria: si sommano tutti i periodi di malattia avvenuti in un determinato arco temporale, ad esempio l'anno solare o gli ultimi 12 o 18 mesi. In questo caso, il contatore si azzera in modo "scorrevole": i giorni di malattia più vecchi escono dal calcolo man mano che passa il tempo.
Cosa succede se si supera il periodo di comporto?
Una volta superato il limite massimo di assenze consentite, il diritto alla conservazione del posto di lavoro viene meno.
A questo punto, il datore di lavoro acquisisce la facoltà di procedere con il licenziamento del dipendente. Non è un obbligo, ma una possibilità che l'azienda può decidere di esercitare.
Si può essere licenziati per superamento del periodo di comporto?
Sì, il superamento del periodo di comporto costituisce un giustificato motivo oggettivo di licenziamento.
Questo significa che il datore di lavoro può interrompere il rapporto di lavoro legittimamente, a condizione che rispetti la procedura corretta e che il licenziamento sia comunicato tempestivamente dopo il superamento della soglia e non dopo un lungo periodo di tempo, che potrebbe essere interpretato come una rinuncia a tale diritto.
Spetta la disoccupazione NASpI dopo il licenziamento per superamento del comporto?
Sì, il licenziamento per superamento del periodo di comporto dà diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI, a patto di possedere i requisiti contributivi e lavorativi richiesti dalla legge.
Il motivo del licenziamento, infatti, è una perdita involontaria del lavoro, che è la condizione principale per accedere a questa prestazione.
Come si può evitare il licenziamento per superamento del periodo di comporto?
Prima che il periodo di comporto si esaurisca, il lavoratore può valutare alcune opzioni per evitare il licenziamento, ad esempio:
- Richiedere un periodo di aspettativa non retribuita, se prevista dal CCNL.
- Concordare con il datore di lavoro la fruizione delle ferie maturate e non godute.
- Verificare se la propria patologia rientra tra quelle che non vengono conteggiate nel comporto.
Hai bisogno di chiarimenti sul periodo di comporto?
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