L'assunzione di una badante non si chiude da sola con la morte della persona assistita: gli eredi devono comunicare per iscritto la fine del rapporto e rispettare il preavviso previsto, oppure pagare l'indennità che lo sostituisce. Restano dovute tutte le somme maturate, TFR compreso, e la perdita del posto dà accesso alla NASpI.
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Il rapporto di lavoro finisce automaticamente quando muore il datore?
No. Il decesso rende possibile la chiusura del rapporto, ma la cessazione deve essere formalizzata dagli eredi con una lettera di licenziamento che indichi il motivo e la data dell'ultimo giorno di lavoro.
Finché quella comunicazione non arriva, il rapporto resta formalmente in piedi e le somme continuano a maturare. Nel lavoro domestico il recesso è libero, cioè non richiede una motivazione disciplinare o economica, ma resta soggetto all'obbligo di dare il preavviso o di pagarne l'indennità sostitutiva.
Un punto da verificare subito è chi risulta come datore di lavoro nella lettera di assunzione e nella comunicazione all'INPS. Se la persona deceduta era l'assistito ma il contratto era intestato a un figlio o al coniuge ancora in vita, il rapporto non si chiude per decesso: prosegue con quel datore, salvo un licenziamento ordinario.
Quanti giorni di preavviso spettano alla badante e come si calcolano?
Il preavviso dipende dall'orario settimanale e dall'anzianità maturata presso lo stesso datore di lavoro, e si conta in giorni di calendario, non in giorni lavorativi.
| Situazione del rapporto | Anzianità | Giorni di preavviso |
|---|---|---|
| Orario superiore a 24 ore settimanali | fino a 5 anni | 15 giorni |
| Orario superiore a 24 ore settimanali | oltre 5 anni | 30 giorni |
| Orario pari o inferiore a 24 ore settimanali | fino a 2 anni | 8 giorni |
| Orario pari o inferiore a 24 ore settimanali | oltre 2 anni | 15 giorni |
| Lavoratore che usufruisce dell'alloggio insieme alla propria famiglia | fino a 1 anno | 30 giorni |
| Lavoratore che usufruisce dell'alloggio insieme alla propria famiglia | oltre 1 anno | 60 giorni |
Il conteggio parte dal giorno in cui la lettera di licenziamento viene ricevuta, non dal giorno del decesso. Se gli eredi lasciano restare in casa la lavoratrice per qualche giorno senza consegnare alcuna comunicazione scritta, quel periodo non vale come preavviso: il termine inizia a decorrere solo dalla consegna della lettera.
Preavviso lavorato o indennità: cosa cambia per chi lavora?
Gli eredi possono chiedere di lavorare durante i giorni di preavviso, anche per le incombenze legate al decesso, oppure interrompere subito il rapporto. Nel secondo caso è dovuta un'indennità pari alla retribuzione del periodo di preavviso non lavorato.
In entrambi i casi il risultato economico è lo stesso: quei giorni vanno pagati. Per chi era convivente, la retribuzione di riferimento comprende anche il valore convenzionale di vitto e alloggio, perché fa parte del trattamento economico.
Quali somme spettano alla fine del rapporto?
Il decesso del datore non cancella nulla di quanto maturato. Alla cessazione vanno liquidate:
- la retribuzione per i giorni effettivamente lavorati nell'ultimo mese;
- le ore in più, i festivi e gli straordinari non ancora pagati;
- i ratei di tredicesima maturati dall'inizio dell'anno;
- le ferie annuali retribuite non ancora godute;
- il trattamento di fine rapporto;
- l'indennità sostitutiva del preavviso, quando il rapporto si chiude senza farlo lavorare.
Il TFR spetta sempre, anche per rapporti di poche ore alla settimana. Per i lavoratori domestici si calcola sommando le mensilità e la tredicesima e, per chi consuma i pasti e dorme in casa, aggiungendo l'indennità sostitutiva di vitto e alloggio; la quota di ciascun anno si ottiene dividendo la retribuzione annua per 13,5 e si rivaluta ogni anno.
Vanno inoltre versati i contributi dell'ultimo periodo lavorato: è bene controllare l'estratto contributivo, perché quei versamenti incidono sulla pensione e sul diritto alla disoccupazione.
Chi paga il TFR e le spettanze se il datore di lavoro è morto?
Pagano gli eredi, con il patrimonio ereditato: i debiti del defunto verso il lavoratore si trasmettono a chi accetta l'eredità, e i coeredi rispondono in proporzione alla propria quota. Non è quindi necessario individuare un unico responsabile: la richiesta va rivolta a tutti gli eredi.
Se l'eredità è stata accettata con beneficio d'inventario, l'erede risponde solo nei limiti del valore dei beni ricevuti. Accanto agli eredi, il contratto collettivo del lavoro domestico prevede la responsabilità anche dei familiari che coabitavano con il datore, del coniuge, della parte di unione civile e del convivente di fatto, quando la convivenza risulta dai registri anagrafici: sono le persone che beneficiavano, anche indirettamente, delle prestazioni.
L'INPS non paga il TFR al posto della famiglia: nel lavoro domestico non esiste un fondo che anticipi la liquidazione. Il Fondo di garanzia interviene solo quando l'insolvenza del datore è accertata e, per i soggetti non sottoponibili a procedure concorsuali, dopo che l'esecuzione forzata sui suoi beni è rimasta senza esito.
Spetta la NASpI dopo la morte del datore di lavoro?
Sì. La perdita del posto per decesso del datore è involontaria, quindi apre il diritto alla disoccupazione se ci sono almeno tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti e lo stato di disoccupazione.
Elementi da tenere a mente:
- la domanda va presentata all'INPS in via telematica entro 68 giorni dalla cessazione, pena la decadenza;
- se la domanda arriva entro l'ottavo giorno, l'indennità decorre dall'ottavo giorno successivo alla cessazione; se arriva dopo, decorre dal giorno successivo alla domanda;
- la durata è pari alla metà delle settimane contribuite nei quattro anni precedenti, con il limite di ventiquattro mesi;
- l'importo è pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile entro il massimale annuo, con una riduzione del 3% al mese a partire dal sesto mese di fruizione, che slitta all'ottavo per chi ha compiuto 55 anni alla data della domanda.
Perché la pratica vada a buon fine è necessario che nei registri INPS risulti la fine del rapporto: se la cessazione non è stata comunicata, la domanda rischia di restare bloccata.
Cosa deve risultare nella comunicazione all'INPS?
La fine del rapporto va comunicata all'INPS entro cinque giorni dall'evento, indicando come motivo il decesso del datore di lavoro e non un generico licenziamento.
Poiché le credenziali digitali della persona deceduta vengono disattivate, la comunicazione non può essere fatta dal portale del defunto e passa dal contact center, con il codice fiscale del datore e il codice del rapporto di lavoro.
Conviene chiedere agli eredi copia della ricevuta di cessazione e conservarla insieme alla lettera di licenziamento: sono i documenti che servono per la NASpI e, in caso di contestazione, per dimostrare la data esatta di fine rapporto.
La badante convivente deve lasciare subito la casa?
No, non il giorno stesso del decesso. Finché il rapporto non è cessato e il preavviso non è scaduto, l'alloggio continua a essere dovuto come parte del trattamento economico.
L'abitazione va lasciata libera alla scadenza del preavviso. Se gli eredi chiedono di restare qualche giorno in casa dopo la morte dell'assistito ma non consegnano la lettera di licenziamento, quel periodo non consuma il preavviso, che inizierà a decorrere solo dalla data della comunicazione scritta.
Il rapporto può continuare con un altro familiare?
Solo con una nuova assunzione. Il contratto è legato alla persona del datore e non si trasferisce automaticamente a un figlio o a un altro parente, neppure se le mansioni e la casa restano le stesse.
Chi intende proseguire l'assistenza a un'altra persona deve chiudere il vecchio rapporto, liquidare le spettanze maturate e aprirne uno nuovo con una nuova comunicazione all'INPS. Continuare a lavorare senza contratto significa restare senza contributi e senza copertura assicurativa, quindi è nell'interesse del lavoratore chiedere la formalizzazione prima di riprendere il servizio.
Cosa fare se gli eredi non pagano?
Il primo passo è una richiesta scritta di pagamento, inviata a tutti gli eredi con raccomandata o PEC, che indichi le voci dovute e un termine per il versamento. La richiesta scritta interrompe anche la prescrizione.
I crediti retributivi e il TFR si prescrivono in cinque anni: oltre quel termine il diritto si perde. Se il pagamento non arriva, si può attivare un tentativo di conciliazione o rivolgersi al giudice del lavoro, anche con un decreto ingiuntivo quando gli importi risultano da buste paga e documenti contributivi.
Quando gli eredi sono più di uno, hanno accettato con beneficio d'inventario o la successione è ancora aperta, ricostruire chi deve pagare e quanto richiede un controllo della situazione ereditaria.
Cosa succede in pratica
Una badante convivente è assunta dal 1° marzo 2022 con orario superiore a 24 ore settimanali e una retribuzione mensile complessiva di 1.300 euro, comprensiva del valore di vitto e alloggio. L'assistito, che è anche il datore di lavoro, muore il 10 marzo 2025. Il figlio erede le consegna la lettera di licenziamento il 12 marzo, esonerandola dal lavoro.
| Voce | Calcolo | Importo lordo |
|---|---|---|
| Retribuzione per i giorni lavorati di marzo | 1.300 : 30 x 10 | 433,33 euro |
| Indennità sostitutiva del preavviso, 15 giorni per 3 anni di anzianità | 1.300 : 30 x 15 | 650,00 euro |
| Ferie maturate e non godute, 8 giorni | 1.300 : 26 x 8 | 400,00 euro |
| Ratei di tredicesima da gennaio a marzo | 1.300 : 12 x 3 | 325,00 euro |
| TFR di tre anni, prima della rivalutazione | 1.300 x 13 : 13,5 x 3 | 3.755,55 euro |
Il totale lordo, senza contare la rivalutazione annuale del TFR, è di circa 5.564 euro. La somma è dovuta dall'erede, che risponde dei debiti ereditari. La casa va lasciata entro la scadenza del preavviso, cioè il 27 marzo.
Sul fronte disoccupazione, avendo tre anni di contribuzione continuativa, la lavoratrice ha circa 156 settimane utili nei quattro anni precedenti e quindi una NASpI di circa 18 mesi. Presentando la domanda entro il 20 marzo, l'indennità decorre dal 20 marzo; il termine ultimo per presentarla è il 19 maggio.
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Fonti: Codice civile · Legge 297/1982 · D.lgs. 22/2015 · INPS