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    Recesso ad nutum nel codice civile: cos'è e come funziona

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    Sciogliere un contratto, specialmente se a tempo indeterminato, può sembrare un percorso complesso e fonte di dubbi. In questo articolo analizzeremo una delle modalità previste dalla legge per farlo in modo unilaterale: il recesso ad nutum. Se preferisci farti guidare da un esperto per avere subito certezze, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina e parlare in modo gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate al recesso ad nutum codice civile.

    Cosa si intende per recesso ad nutum?

    Il termine "ad nutum" deriva dal latino e significa letteralmente "con un cenno".

    Nel linguaggio giuridico, il recesso ad nutum indica il diritto di una parte di sciogliere unilateralmente un contratto, senza l'obbligo di fornire una motivazione o una giusta causa. È una facoltà che la legge o il contratto stesso attribuiscono a uno o a entrambi i contraenti, principalmente nei rapporti di durata a tempo indeterminato.

    Lo scopo è evitare che le parti rimangano vincolate a tempo indefinito a un accordo che non ritengono più vantaggioso o opportuno.

    Come funziona in pratica il recesso ad nutum?

    L'esercizio del recesso ad nutum è libero, ma non sempre privo di condizioni. La principale condizione, nella maggior parte dei casi, è l'obbligo di dare un preavviso alla controparte.

    Il preavviso serve a tutelare l'altra parte, dandole il tempo materiale per riorganizzarsi a seguito della cessazione del rapporto contrattuale. La durata del preavviso è solitamente definita dalla legge, dai contratti collettivi o dagli accordi individuali. In caso di mancato preavviso, la parte che recede è tenuta a pagare un'indennità sostitutiva.

    Alcuni esempi di contratti in cui è previsto il recesso ad nutum sono:

    • Contratto di agenzia
    • Contratto di mandato oneroso
    • Contratto di conto corrente bancario
    • Contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato - per le dimissioni del lavoratore

    Cosa prevede l'articolo 1373 del codice civile sul recesso unilaterale?

    L'articolo 1373 del codice civile è la norma di riferimento per il recesso unilaterale. Stabilisce che se a una delle parti è attribuita la facoltà di recedere dal contratto, tale facoltà può essere esercitata finché il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione.

    Tuttavia, nei contratti a esecuzione continuata o periodica - come quelli a tempo indeterminato - tale facoltà può essere esercitata anche successivamente, ma il recesso non ha effetto per le prestazioni già eseguite o in corso di esecuzione.

    Qual è il principio dell'articolo 1372 del codice civile?

    L'articolo 1372 del codice civile enuncia un principio fondamentale: il contratto ha forza di legge tra le parti.

    Questo significa che, una volta concluso, il contratto vincola le parti come se fosse una legge e non può essere sciolto se non per mutuo consenso o per cause ammesse dalla legge.

    Il recesso ad nutum è proprio una di quelle "cause ammesse dalla legge" che rappresentano un'eccezione a questo principio generale.

    Cosa significa "recesso ad nutum art 2118"?

    L'articolo 2118 del codice civile disciplina il recesso ad nutum nel contratto di lavoro a tempo indeterminato.

    Questa norma stabilisce che ciascuno dei contraenti - datore di lavoro o lavoratore - può recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato, dando il preavviso nei termini e nei modi stabiliti dai contratti collettivi, dagli usi o secondo equità.

    È importante notare che, mentre per il lavoratore questa facoltà è quasi sempre libera - le dimissioni -, per il datore di lavoro il licenziamento ad nutum è oggi limitato a pochissime e specifiche categorie, come i lavoratori domestici o i dirigenti.

    Qual è la differenza con il recesso per giusta causa dell'articolo 2119?

    La differenza è sostanziale. Mentre il recesso ad nutum non richiede alcuna motivazione, il recesso per giusta causa disciplinato dall'articolo 2119 del codice civile si fonda su un evento grave che non consente la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto.

    La giusta causa implica una colpa o un fatto imputabile alla controparte talmente grave da rompere il legame di fiducia. A differenza del recesso ad nutum, quello per giusta causa non richiede preavviso e ha effetto immediato.

    Quando il diritto di recesso non si applica?

    Il diritto di recesso, in generale, non si applica quando non è previsto dalla legge o da un accordo specifico tra le parti.

    Nei contratti a tempo determinato, ad esempio, le parti sono di norma vincolate fino alla scadenza del termine e non possono recedere liberamente prima di tale data, salvo casi specifici come il recesso per giusta causa.

    Cosa dice l'articolo 1328 del codice civile?

    L'articolo 1328 del codice civile non riguarda il recesso da un contratto già concluso, ma la fase di formazione del contratto stesso.

    Disciplina la revoca della proposta e dell'accettazione. In sintesi, stabilisce che la proposta contrattuale può essere revocata finché il contratto non è concluso, e l'accettazione può essere revocata purché la revoca giunga a conoscenza del proponente prima dell'accettazione stessa.

    Cosa c'entra l'articolo 460 del codice civile?

    L'articolo 460 del codice civile riguarda un ambito molto diverso: il diritto delle successioni.

    Questa norma disciplina i poteri del "chiamato all'eredità" prima che questi l'abbia accettata. Può apparire in ricerche correlate per assonanza terminologica o per meccanismi giuridici astrattamente simili, ma non ha una connessione diretta con il recesso ad nutum contrattuale.

    A cosa si riferisce l'articolo 130 del codice civile?

    Anche l'articolo 130 del codice civile appartiene a un settore differente, ovvero il diritto di famiglia.

    Tratta dei provvedimenti relativi ai figli in caso di separazione dei genitori. La sua presenza nelle ricerche correlate è probabilmente casuale e non ha alcun legame con il tema del recesso dai contratti.

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