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    Referendum articolo 18 Renzi: guida a cosa cambia

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    Il dibattito sull'articolo 18 e sul Jobs Act è tornato di grande attualità con la proposta di un nuovo referendum, fissato per giugno 2025. Questa iniziativa riapre la discussione sulle tutele dei lavoratori in caso di licenziamento illegittimo.

    Se stai cercando di comprendere cosa potrebbe cambiare per lavoratori e aziende, questa guida chiarisce i punti fondamentali della riforma voluta dal governo Renzi e gli obiettivi dei quesiti referendari. Per affrontare con maggiore sicurezza le questioni legate al tuo rapporto di lavoro, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di Jobs Act e licenziamenti.

    Cos'è il referendum sull'articolo 18 e perché se ne parla?

    A dieci anni dalla riforma del lavoro nota come Jobs Act, il sindacato CGIL ha promosso una serie di referendum abrogativi.

    L'appuntamento è fissato per l'8 e il 9 giugno 2025. L'obiettivo principale è cancellare le modifiche introdotte dalla riforma del 2014-2015, che hanno profondamente inciso sulla disciplina dei licenziamenti e sulle tutele per i lavoratori.

    Cosa prevedeva l'articolo 18 prima della riforma Renzi?

    Prima del Jobs Act, l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori garantiva la cosiddetta "tutela reale" per i dipendenti di aziende con più di 15 addetti.

    In caso di licenziamento giudicato illegittimo, perché privo di giusta causa o giustificato motivo, questa norma prevedeva l'obbligo per il datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel suo posto di lavoro.

    Cosa ha modificato il Jobs Act di Renzi?

    La riforma del governo Renzi, attuata con il decreto legislativo n. 23 del 2015, ha cambiato radicalmente questo impianto per i nuovi assunti con contratto a tempo indeterminato, introducendo il cosiddetto contratto a "tutele crescenti".

    La principale modifica consiste nell'aver sostituito, nella maggior parte dei casi di licenziamento illegittimo, la reintegra nel posto di lavoro con un indennizzo economico. La reintegra è stata limitata quasi esclusivamente ai licenziamenti nulli, come quelli discriminatori. Di fatto, la riforma ha reso più semplice e meno oneroso per le aziende licenziare.

    Qual è l'obiettivo del referendum promosso dalla CGIL?

    I quesiti referendari proposti dalla CGIL mirano ad abrogare le norme del Jobs Act che hanno eliminato la tutela reale.

    L'obiettivo è molto chiaro: superare il sistema basato prevalentemente sull'indennizzo economico e ripristinare la reintegra nel posto di lavoro come principale forma di tutela per i lavoratori licenziati senza una valida ragione.

    Quali sono le posizioni nel dibattito attuale?

    Il dibattito pubblico vede posizioni nettamente contrapposte.

    • Sostenitori del referendum (CGIL): Ritengono che il Jobs Act abbia indebolito le tutele dei lavoratori, rendendoli più vulnerabili. Secondo questa visione, il ritorno alla reintegra è necessario per garantire una maggiore stabilità e sicurezza occupazionale.
    • Difensori del Jobs Act (Matteo Renzi): Sostengono che la riforma abbia modernizzato il mercato del lavoro, rendendolo più simile a quello di altri paesi europei come la Germania. Affermano che il vecchio articolo 18 riguardasse un numero esiguo di lavoratori e che la nuova normativa abbia incentivato le assunzioni a tempo indeterminato, favorendo la crescita delle imprese.

    Va ricordato che già nel 2017 la Corte Costituzionale aveva dichiarato inammissibili alcuni quesiti referendari simili a quelli attuali.

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