Se hai subito un licenziamento che ritieni illegittimo, è probabile che tu ti stia chiedendo quali tutele la legge preveda per proteggere la tua posizione. In questo articolo faremo chiarezza sulle due principali forme di protezione a disposizione del lavoratore: la reintegrazione nel posto di lavoro e la riassunzione. Per affrontare la situazione con sicurezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti e tutele del lavoratore.
Qual è la differenza fondamentale tra reintegrazione e riassunzione?
Sebbene entrambe rappresentino una tutela per il lavoratore licenziato in modo illegittimo, reintegrazione e riassunzione hanno effetti molto diversi sul rapporto di lavoro.
La reintegrazione, definita anche tutela reale, è la forma di protezione più forte. Con la reintegrazione, il giudice annulla di fatto il licenziamento, ordinando al datore di lavoro di riammettere il dipendente. Il rapporto di lavoro viene ripristinato come se non fosse mai stato interrotto, garantendo la continuità giuridica.
La riassunzione, spesso legata alla tutela obbligatoria, non annulla il licenziamento precedente. Comporta invece la costituzione di un nuovo rapporto di lavoro, che riparte da zero interrompendo ogni continuità con il passato.
La differenza chiave risiede quindi nella continuità del rapporto:
- Reintegrazione: il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni. Questo significa che vengono conservati l'anzianità di servizio, le ferie maturate, i permessi e tutti gli altri diritti connessi alla durata del contratto.
- Riassunzione: il vecchio rapporto cessa e ne inizia uno nuovo. L'anzianità di servizio e gli altri istituti collegati si azzerano e iniziano a maturare nuovamente dalla data di riassunzione.
Come funziona il reintegro in pratica?
Il reintegro viene disposto dal giudice nei casi di licenziamento ritenuti più gravi. A seguito della sentenza, il datore di lavoro riceve l'ordine di riammettere il lavoratore nelle sue precedenti mansioni.
Una volta ricevuto l'invito a riprendere servizio, il lavoratore ha 30 giorni di tempo per decidere se tornare effettivamente al lavoro o, in alternativa, rinunciare al reintegro. In caso di rinuncia, ha diritto a un'indennità sostitutiva pari a 15 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto.
Inoltre, in caso di reintegro, il lavoratore ha diritto anche a un risarcimento del danno per il periodo trascorso tra il giorno del licenziamento e quello dell'effettiva reintegrazione.
Questa tutela si applica principalmente in situazioni specifiche, come:
- Licenziamento nullo o discriminatorio.
- Licenziamento in cui, a seguito delle riforme del Jobs Act, viene dimostrata l'insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore.
Un lavoratore licenziato può essere riassunto?
Sì, un lavoratore licenziato può essere riassunto. Questa è proprio la sostanza della tutela obbligatoria, una forma di protezione più comune rispetto alla reintegrazione.
La riassunzione viene solitamente disposta in contesti dove la tutela reale non è applicabile, per esempio nelle aziende con un numero inferiore di dipendenti o in presenza di vizi procedurali meno gravi nel licenziamento.
Anche in questo caso è il giudice a ordinare al datore di lavoro di procedere, ma l'atto che ne consegue è la stipula di un nuovo contratto di lavoro.
Posso quindi tornare al mio vecchio lavoro?
Sì, in entrambi i casi è possibile tornare a lavorare per lo stesso datore di lavoro, ma le modalità e le conseguenze giuridiche cambiano profondamente a seconda della tutela che viene applicata dal giudice.
Con la reintegrazione, torni di diritto al tuo vecchio lavoro, riacquistando la stessa identica posizione giuridica ed economica che avevi prima del licenziamento.
Con la riassunzione, torni a lavorare nella stessa azienda, ma inizi un percorso contrattuale completamente nuovo, senza la continuità e i diritti maturati in precedenza.
Quanto tempo deve passare per essere riassunti dalla stessa azienda?
La legge non stabilisce un periodo di tempo minimo che deve trascorrere prima che un lavoratore licenziato possa essere riassunto dalla stessa azienda.
Quando la riassunzione avviene come esecuzione di un ordine del giudice - nel contesto della tutela obbligatoria - essa deve avvenire entro i termini stabiliti nella sentenza.
Se invece la riassunzione avviene per un nuovo accordo tra le parti, non esistono vincoli temporali specifici, ma si tratta semplicemente della creazione di un nuovo e autonomo contratto di lavoro.
Hai ancora dubbi su reintegrazione e riassunzione?
Se desideri valutare la tua situazione specifica e capire quale tutela potrebbe essere applicata al tuo caso, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di reintegrazione e riassunzione del lavoratore.



