Ricevere una lettera di licenziamento può generare grande incertezza e preoccupazione. Se ritieni che la decisione del datore di lavoro sia ingiusta o priva di fondamento, è importante sapere che la legge ti offre degli strumenti per difenderti. In questa guida vedremo insieme i passaggi fondamentali e le tempistiche da rispettare per contestare un licenziamento che si ritiene illegittimo.
Per affrontare la situazione con la dovuta preparazione e senza commettere errori, puoi compilare subito il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in ricorsi per licenziamenti illegittimi.
Quando un licenziamento è dichiarato illegittimo?
Un licenziamento è considerato illegittimo quando non rispetta le condizioni previste dalla legge. Questo può accadere per diverse ragioni, sia di sostanza che di forma. In generale, un licenziamento può essere illegittimo se:
- Manca una giusta causa - un comportamento del lavoratore talmente grave da non consentire la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto.
- Manca un giustificato motivo - che può essere soggettivo, legato a un inadempimento notevole del lavoratore, o oggettivo, legato a ragioni economiche e organizzative dell'azienda.
- Presenta vizi di forma - ad esempio, se non è stato comunicato per iscritto o se mancano le motivazioni.
- È discriminatorio - cioè basato su sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali.
- È nullo perché intimato in concomitanza con il matrimonio o durante il periodo di tutela per la maternità o paternità.
Come contestare un licenziamento illegittimo?
La procedura per contestare un licenziamento si articola in due fasi principali.
La prima fase è l'impugnazione stragiudiziale. Consiste nell'inviare al datore di lavoro una comunicazione scritta, tramite raccomandata A/R o Posta Elettronica Certificata - PEC, con cui si manifesta la volontà di contestare il licenziamento.
Se questa prima mossa non porta a una soluzione - come il ritiro del licenziamento o un accordo tra le parti - si passa alla seconda fase: il ricorso al Giudice del Lavoro.
Qual è il modello per contestare un licenziamento?
Online si possono trovare diversi "fac simile" per l'impugnazione stragiudiziale, ma è fondamentale capire che non esiste un modello unico valido per tutti.
La lettera di impugnazione, per essere efficace, deve contenere alcuni elementi essenziali:
- I dati anagrafici del lavoratore.
- I dati del datore di lavoro.
- La chiara e inequivocabile volontà di impugnare il provvedimento di licenziamento ricevuto in una certa data.
- La data e la firma del lavoratore.
Per quanto riguarda il ricorso vero e proprio da depositare in tribunale, invece, non si tratta di un semplice modello. È un atto legale complesso che deve essere redatto da un avvocato, in cui vengono esposte le ragioni di fatto e di diritto per cui si ritiene il licenziamento illegittimo.
Quanto tempo ho per impugnare un licenziamento illegittimo?
I tempi sono un fattore cruciale e inderogabile.
Per inviare l'impugnazione stragiudiziale - la prima comunicazione scritta - hai 60 giorni di tempo, che decorrono dal momento in cui ricevi la lettera di licenziamento.
Rispettare questa scadenza è fondamentale, altrimenti si perde il diritto di contestare il licenziamento.
Dopo l'impugnazione del licenziamento cosa succede?
Una volta inviata la lettera di impugnazione, si aprono diversi scenari.
Il datore di lavoro potrebbe decidere di revocare il licenziamento e reintegrare il lavoratore. In alternativa, potrebbe aprirsi una fase di trattativa tra le parti, spesso con l'assistenza dei rispettivi legali, per trovare un accordo economico che ponga fine alla controversia.
Se invece il datore di lavoro non risponde o rifiuta qualsiasi accordo, l'unica strada percorribile rimane quella del ricorso al Giudice del Lavoro.
Quanto tempo ho per fare ricorso al giudice del lavoro?
Anche in questo caso, la legge prevede una scadenza precisa.
Dal giorno in cui hai inviato la lettera di impugnazione stragiudiziale, hai 180 giorni di tempo per depositare il ricorso presso la cancelleria del Tribunale del Lavoro competente.
Se non rispetti neanche questo secondo termine, l'impugnazione perde ogni efficacia e il licenziamento diventa definitivo.
Quali sono i rimedi per un licenziamento illegittimo?
Se il giudice accerta l'illegittimità del licenziamento, le tutele per il lavoratore variano a seconda della gravità del vizio, delle dimensioni dell'azienda e della data di assunzione. I principali rimedi sono:
- La reintegrazione nel posto di lavoro, prevista per i casi più gravi come il licenziamento nullo, discriminatorio o in assenza di giustificato motivo soggettivo.
- Un'indennità risarcitoria, il cui importo è calcolato in base a diversi parametri stabiliti dalla legge - come l'anzianità di servizio e il numero di dipendenti dell'azienda.
- La possibilità per il lavoratore, in alcuni casi di reintegra, di optare per un'indennità sostitutiva al posto del rientro in azienda.
Qual è il risarcimento per un licenziamento illegittimo?
L'importo del risarcimento economico non è fisso, ma viene determinato dal giudice sulla base della normativa applicabile al rapporto di lavoro, come ad esempio la disciplina del Jobs Act per gli assunti dopo il 7 marzo 2015.
I fattori che influenzano l'entità del risarcimento includono principalmente l'anzianità di servizio, le dimensioni dell'impresa e il tipo di illegittimità accertata - vizio formale, assenza di giustificato motivo, ecc.
Quanto costa impugnare un licenziamento illegittimo?
I costi per impugnare un licenziamento comprendono diverse voci. C'è il contributo unificato, una tassa per l'accesso alla giustizia il cui importo varia in base al valore della causa, anche se sono previste esenzioni per i lavoratori con redditi bassi.
A questo si aggiunge l'onorario per l'avvocato, che viene concordato con il professionista. È buona prassi definire questi aspetti fin dal primo incontro per avere un quadro chiaro delle spese da sostenere.
Hai ancora dubbi sul ricorso per licenziamento illegittimo?
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