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    Risoluzione consensuale: NASpI, incentivi e differenze

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    Se stai valutando le diverse modalità per concludere il tuo rapporto di lavoro, potresti aver sentito parlare della risoluzione consensuale. Si tratta di una soluzione che, a differenza di dimissioni e licenziamento, si basa su un accordo comune tra te e il tuo datore di lavoro. In questo articolo troverai una guida chiara su come funziona, quando dà diritto alla NASpI e quali sono gli incentivi previsti.

    Per affrontare la situazione con la massima sicurezza e consapevolezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in accordi di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

    Come funziona la risoluzione consensuale di un contratto di lavoro?

    La risoluzione consensuale è, in parole semplici, un accordo con cui lavoratore e datore di lavoro decidono insieme di interrompere il contratto, sia esso a tempo indeterminato o determinato.

    Non è una decisione unilaterale, ma il risultato di una volontà comune.

    Dal 2016, la procedura è diventata più strutturata per tutelare il lavoratore. L'accordo deve essere formalizzato per iscritto e, successivamente, comunicato in via telematica. Questa comunicazione può essere effettuata:

    • Direttamente dal lavoratore, attraverso il portale del Ministero del Lavoro, Cliclavoro.
    • Tramite un intermediario abilitato, come un patronato, un sindacato o un consulente del lavoro.

    Una volta trasmessa la comunicazione, il lavoratore ha 7 giorni di tempo per revocarla, nel caso in cui cambiasse idea. Con la risoluzione, il lavoratore ha comunque diritto a ricevere tutte le spettanze maturate, come il TFR, le ferie e i permessi non goduti e le mensilità aggiuntive.

    Che differenza c'è tra licenziamento e risoluzione consensuale?

    La differenza fondamentale sta nella volontà delle parti.

    Il licenziamento è un atto unilaterale: è il datore di lavoro che decide di porre fine al rapporto di lavoro, per una ragione specifica - giusta causa, giustificato motivo soggettivo o oggettivo.

    La risoluzione consensuale, invece, è un atto bilaterale: la decisione di interrompere il rapporto è presa di comune accordo, senza che una parte la imponga all'altra. Questo approccio elimina alla radice il rischio di future controversie legali legate all'interruzione del rapporto.

    Qual è la differenza tra dimissioni e risoluzione consensuale?

    Anche in questo caso, la differenza è la stessa che intercorre con il licenziamento.

    Le dimissioni sono un atto unilaterale del lavoratore, che decide in autonomia di lasciare il proprio posto di lavoro, rispettando - salvo i casi di giusta causa - il periodo di preavviso previsto dal suo contratto.

    La risoluzione consensuale, al contrario, nasce da un dialogo e da un'intesa tra le due parti. Il preavviso, ad esempio, può essere oggetto di accordo e le parti possono anche decidere di rinunciarvi.

    Cosa si intende per incentivo all'esodo?

    Molto spesso, un accordo di risoluzione consensuale è accompagnato da un incentivo all'esodo.

    Si tratta di una somma di denaro che il datore di lavoro offre al lavoratore per convincerlo ad accettare la risoluzione del rapporto. Non è un obbligo di legge, ma una prassi molto diffusa, specialmente in contesti di riorganizzazione aziendale.

    Questa somma viene tassata con il regime della tassazione separata, un sistema più vantaggioso rispetto alla tassazione ordinaria IRPEF, lo stesso applicato al TFR.

    Quando la risoluzione consensuale dà diritto alla NASpI?

    Di norma, la risoluzione consensuale non dà diritto all'indennità di disoccupazione NASpI, perché lo stato di disoccupazione non è considerato involontario.

    Esistono però delle eccezioni importanti. Hai diritto alla NASpI se la risoluzione consensuale avviene:

    • Nell'ambito della procedura di conciliazione prevista dalla legge in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.
    • A seguito del tuo rifiuto di trasferirti presso un'altra sede della stessa azienda, distante più di 50 km dalla tua residenza o raggiungibile in più di 80 minuti con i mezzi pubblici.

    In questi specifici contesti, la legge riconosce che la tua scelta non è stata completamente libera e, quindi, ti garantisce l'accesso all'indennità di disoccupazione.

    Cosa comporta per il datore di lavoro una risoluzione consensuale?

    Per il datore di lavoro, la risoluzione consensuale rappresenta una via sicura per chiudere un rapporto di lavoro.

    Il vantaggio principale è la certezza di evitare future contestazioni o impugnazioni del licenziamento, che potrebbero tradursi in lunghe e costose cause legali. A fronte di questo beneficio, il datore di lavoro è spesso disposto a offrire un incentivo economico per raggiungere un'intesa.

    Quando conviene considerare una risoluzione consensuale?

    La risoluzione consensuale può essere una soluzione vantaggiosa quando entrambe le parti hanno interesse a chiudere il rapporto di lavoro in modo rapido e amichevole.

    Per il lavoratore, può essere conveniente se l'azienda offre un buon incentivo all'esodo, che può fornire un sostegno economico per il periodo di transizione verso un nuovo impiego. Può essere una buona opzione anche per evitare periodi di preavviso lunghi o per gestire situazioni lavorative diventate insostenibili, senza dover ricorrere a dimissioni per giusta causa, più complesse da provare.

    Hai ancora dubbi sulla risoluzione consensuale?

    Qualora desiderassi valutare la tua situazione specifica, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto. Ti permetterà di parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

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