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    Schema licenziamenti illegittimi: tutele e conseguenze

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    Affrontare un licenziamento può essere un momento di grande incertezza, soprattutto se si nutrono dubbi sulla sua legittimità. Le normative che regolano la materia sono complesse e cambiate nel tempo, generando schemi di tutela diversi a seconda della propria situazione contrattuale. In questo articolo, forniremo uno schema chiaro delle diverse tipologie di licenziamento illegittimo, illustrando le tutele previste dalla legge e le possibili conseguenze per il datore di lavoro. Per affrontare la situazione con la dovuta preparazione e sicurezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti illegittimi e delle relative tutele.

    Che cos’è un licenziamento illegittimo?

    Un licenziamento si definisce illegittimo quando non rispetta i presupposti o le procedure previste dalla legge. Non esiste un solo tipo di illegittimità, ma diverse categorie che portano a conseguenze differenti per il lavoratore e per l’azienda.

    Le principali tipologie sono:

    • Licenziamento nullo: è la forma più grave. Si verifica quando il licenziamento è discriminatorio, ritorsivo, intimato per causa di matrimonio, durante la gravidanza o in altri casi espressamente vietati dalla legge.
    • Licenziamento ingiustificato: avviene quando manca una "giusta causa" - un inadempimento talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto - o un "giustificato motivo", che può essere soggettivo - un inadempimento di notevole importanza - oppure oggettivo - legato a ragioni economiche e organizzative dell'azienda.
    • Licenziamento inefficace: si manifesta quando non vengono rispettati i requisiti di forma previsti, come la comunicazione scritta del licenziamento.

    Quali sono le principali tutele per il lavoratore?

    Le tutele per il lavoratore che subisce un licenziamento illegittimo variano in modo sostanziale a seconda della data di assunzione. La data che funge da spartiacque è il 7 marzo 2015, giorno di entrata in vigore del cosiddetto Jobs Act.

    Per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015, si applica principalmente la disciplina dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che prevede una tutela prevalentemente "reale", ossia la reintegrazione nel posto di lavoro.

    Per i lavoratori assunti a partire dal 7 marzo 2015 con contratto a tempo indeterminato, si applica il regime del contratto a tutele crescenti, che prevede una tutela prevalentemente "obbligatoria", basata su un indennizzo economico la cui entità cresce con l'anzianità di servizio.

    Quali sono le conseguenze di un licenziamento illegittimo?

    Le conseguenze concrete per il datore di lavoro, e quindi le tutele per il lavoratore, dipendono sia dalla gravità del vizio del licenziamento sia dalla data di assunzione.

    Ecco uno schema di sintesi:

    • In caso di licenziamento nullo: la tutela è la stessa per tutti i lavoratori, a prescindere dalla data di assunzione. Il giudice ordina la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e condanna il datore a un risarcimento del danno pari a tutte le retribuzioni perse dal giorno del licenziamento fino alla reintegra effettiva - con un minimo di cinque mensilità.
    • In caso di licenziamento ingiustificato per assunti prima del 7 marzo 2015: il giudice può ordinare la reintegrazione nel posto di lavoro oppure, nei casi meno gravi, riconoscere un'indennità economica che varia tra le 12 e le 24 mensilità dell'ultima retribuzione.
    • In caso di licenziamento ingiustificato per assunti dopo il 7 marzo 2015: la reintegrazione è prevista solo in casi eccezionali e tassativi di licenziamento disciplinare, come l'insussistenza del fatto materiale contestato. Nella maggior parte dei casi, la tutela consiste in un'indennità economica, non soggetta a contributi, di importo compreso tra 6 e 36 mensilità.
    • In caso di vizi formali o procedurali: per entrambe le categorie di lavoratori, la conseguenza è il pagamento di un'indennità economica di importo ridotto, che varia da 2 a 12 mensilità a seconda della gravità del vizio.

    Come si impugna un licenziamento ritenuto illegittimo?

    Per far valere i propri diritti, è fondamentale agire nel rispetto di precise scadenze temporali. La procedura si articola in due fasi principali.

    La prima fase consiste nell'impugnazione stragiudiziale del licenziamento. Il lavoratore deve inviare al datore di lavoro una comunicazione scritta - solitamente tramite raccomandata A/R o PEC - in cui manifesta la volontà di contestare il provvedimento. Questo atto deve essere compiuto entro 60 giorni dalla ricezione della lettera di licenziamento.

    La seconda fase, da avviare entro i successivi 180 giorni, consiste nel deposito del ricorso presso il Tribunale del Lavoro o, in alternativa, nella comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato. Il mancato rispetto di questi termini comporta la decadenza dal diritto di impugnare.

    Hai ancora dubbi sulle tutele e le conseguenze di un licenziamento?

    Qualora desiderassi un parere sulla tua specifica situazione per comprendere meglio lo schema di tutele applicabile, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di impugnazione dei licenziamenti illegittimi.

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