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    Assunzioni dopo licenziamento: quando e quali diritti

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    Sì, un datore di lavoro può assumere dopo aver licenziato: la legge non gli vieta di inserire nuovo personale. Ma se il licenziamento è stato motivato con ragioni economiche o organizzative e l'azienda assume qualcuno per le stesse mansioni poco dopo, quel licenziamento diventa attaccabile e tu puoi chiederne l'annullamento.

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    Se un datore di lavoro licenzia può assumere un altro dipendente?

    Nessuna norma impedisce a un'azienda di assumere dopo un licenziamento. Ciò che cambia tutto è il motivo con cui ti hanno licenziato.

    Il licenziamento per ragioni economiche o organizzative si regge su un presupposto preciso: il posto di lavoro non serve più. Se subito dopo l'azienda assume un'altra persona per fare quello che facevi tu, quel presupposto crolla.

    Motivo del licenziamentoCosa significa una nuova assunzione
    Ragioni economiche o riorganizzazioneIndizio forte che il posto non era soppresso: il licenziamento è attaccabile
    Licenziamento collettivoOccorre verificare il rispetto dei criteri di scelta fra i lavoratori
    Giusta causa o motivi disciplinariL'azienda può sostituirti: conta solo se il fatto contestato esisteva davvero

    Perché una nuova assunzione smonta il licenziamento per motivi economici?

    Perché il licenziamento economico è legittimo solo se è l'ultima strada possibile. Quando gli assetti organizzativi cambiano, l'azienda può assegnarti mansioni dello stesso livello e della stessa categoria legale, o anche di livello inferiore nella medesima categoria: un'alternativa al tuo licenziamento, quindi, spesso esiste.

    Se un posto compatibile con la tua professionalità era libero, o si è liberato a ridosso del recesso, e l'azienda lo ha coperto con qualcun altro senza offrirtelo, viene meno la prova del motivo del licenziamento che il datore deve dare in giudizio. La giurisprudenza considera questa omissione un difetto della stessa ragione economica del licenziamento, non una semplice irregolarità.

    Vale anche quando l'azienda ti offre in extremis un ruolo inutilizzabile in concreto, per esempio con un orario incompatibile con permessi o esigenze di assistenza familiare che avevi sempre esercitato, e poi licenzia senza cercare altre soluzioni.

    Quanto tempo deve passare tra il licenziamento e la nuova assunzione?

    La legge non fissa un termine. Nella pratica dei tribunali il periodo che conta è di circa sei mesi: le assunzioni fatte nei sei mesi prima o dopo il licenziamento, su ruoli compatibili con il tuo, sono considerate un indizio molto serio che la crisi o la riorganizzazione erano un pretesto.

    Più l'assunzione è vicina alla data del licenziamento, più il collegamento è evidente. Anche oltre i sei mesi la circostanza resta utilizzabile, ma diventa più difficile da valorizzare in giudizio, perché il datore può sostenere che le esigenze produttive sono cambiate nel frattempo.

    E se il licenziamento è disciplinare o per giusta causa?

    In questo caso la nuova assunzione non ti aiuta. Quando il rapporto finisce per un fatto grave che rende impossibile la prosecuzione o per un notevole inadempimento, il posto di lavoro non è stato soppresso: l'azienda può sostituirti immediatamente.

    Qui la partita si gioca su altro: se il fatto che ti è stato contestato esiste, se è davvero così grave, se la lettera indica i motivi per iscritto e se la procedura di contestazione è stata rispettata.

    Attenzione a una situazione intermedia: se ti contestano un addebito debole o generico e nello stesso periodo l'azienda cerca personale per il tuo ruolo con condizioni economiche più basse, quel contesto può essere portato al giudice come segnale che il motivo dichiarato non è quello reale.

    Contano anche somministrati, partite IVA e contratti a termine?

    Sì. Non serve che l'azienda assuma a tempo indeterminato: contano anche i contratti a termine, gli apprendisti, i lavoratori inviati da un'agenzia e i collaboratori esterni a partita IVA che svolgono le tue vecchie mansioni.

    Il punto non è la forma del contratto, è se la posizione lavorativa continua a esistere. Se l'attività viene affidata ad altri in qualsiasi forma, la soppressione del posto è solo dichiarata.

    Nel licenziamento collettivo o nella riduzione di personale, poi, il datore deve scegliere chi licenziare in base a criteri prestabiliti dalla legge o dal contratto collettivo: aver mantenuto in servizio lavoratori somministrati o a termine mentre si licenziano dipendenti stabili con più anzianità è un elemento da contestare.

    Hai un diritto di precedenza sulle nuove assunzioni?

    Un diritto di precedenza previsto espressamente dalla legge esiste per chi ha lavorato con contratto a termine: se hai prestato attività per più di sei mesi, hai la precedenza sulle assunzioni a tempo indeterminato fatte dalla stessa azienda nei dodici mesi successivi per le stesse mansioni, ma devi manifestarlo per iscritto entro sei mesi dalla cessazione.

    Per chi viene licenziato per motivi economici da un rapporto a tempo indeterminato, una precedenza sulle riassunzioni può essere prevista dal contratto collettivo applicato o dagli accordi sindacali firmati in occasione dei licenziamenti collettivi: è il primo documento da controllare. Al di fuori di queste ipotesi, lo strumento vero non è chiedere di essere richiamato, ma contestare il licenziamento.

    Chi deve provare che il posto era davvero soppresso?

    Non tu. La prova dei motivi del licenziamento spetta al datore di lavoro, che deve dimostrare sia la ragione organizzativa sia l'impossibilità di ricollocarti.

    Tu non devi individuare quale posto era libero. Ti conviene però raccogliere e conservare tutto ciò che mostra il contrario di quanto dichiarato:

    • annunci di lavoro dell'azienda per il tuo ruolo, anche sui social o sui portali di ricerca
    • nomi e date di ingresso di nuovi colleghi, apprendisti o lavoratori di agenzia
    • messaggi, email o chat di gruppo in cui si parla della redistribuzione delle tue mansioni
    • testimonianze di colleghi ancora in servizio o già usciti
    • la lettera di licenziamento e ogni comunicazione ricevuta prima e dopo

    Cosa puoi ottenere se il licenziamento è illegittimo?

    Dipende da quando sei stato assunto. Se il rapporto è iniziato prima del 7 marzo 2015, quando il giudice accerta che la ragione economica non esisteva puoi ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro con un'indennità fino a dodici mensilità.

    Se sei stato assunto dal 7 marzo 2015 la tutela è di regola economica: un'indennità tra 6 e 36 mensilità determinata dal giudice, anche in base all'anzianità, alle dimensioni dell'azienda e al comportamento delle parti. La reintegrazione resta possibile nei casi più gravi, come il licenziamento discriminatorio, quello nullo, quello comunicato solo a voce o quello disciplinare basato su un fatto che non è mai avvenuto.

    Entro quando devi impugnare il licenziamento?

    I termini sono brevi e non si recuperano. Valgono anche se scopri la nuova assunzione dopo: il conteggio parte dalla comunicazione del licenziamento.

    AdempimentoTermine
    Impugnazione con un atto scritto60 giorni dalla comunicazione del licenziamento
    Ricorso al Tribunale del lavoro o richiesta di conciliazione o arbitrato180 giorni successivi

    Cosa ti spetta comunque alla fine del rapporto

    Indipendentemente dalla contestazione, alla cessazione del rapporto l'azienda deve pagarti quanto hai maturato. Impugnare non ti fa perdere questi importi.

    • il trattamento di fine rapporto, calcolato su tutta la durata del rapporto
    • l'indennità per le ferie non godute, che alla fine del rapporto viene pagata in denaro
    • l'indennità sostitutiva del preavviso se il licenziamento non è per giusta causa e non ti fanno lavorare il periodo di preavviso
    • la NASpI, che spetta a chi perde il lavoro involontariamente

    Se ti licenziano puoi essere riassunto dalla stessa azienda?

    Sì, e non esiste un tempo minimo di attesa imposto dalla legge, né dopo un licenziamento né dopo le dimissioni. Le regole cambiano solo per i contratti a termine.

    Fra due contratti a termine consecutivi con lo stesso datore serve una pausa di 10 giorni se il primo contratto è durato fino a sei mesi e di 20 giorni se è durato di più, e la somma dei rapporti a termine per le stesse mansioni non può superare i 24 mesi, salvo le eccezioni previste dai contratti collettivi: oltre quel limite il rapporto si considera a tempo indeterminato.

    Se ti sei dimesso e hai cambiato idea, puoi revocare le dimissioni entro sette giorni dall'invio telematico e il rapporto prosegue come se non fossero mai state presentate. Diverso è il caso in cui l'azienda ti licenzi e ti riassuma subito con un contratto peggiore o meno tutele: lì è la continuità del rapporto e la legittimità dell'operazione a poter essere contestata.

    Cosa succede in pratica

    Un magazziniere assunto a tempo indeterminato nel 2019, con retribuzione mensile di 1.800 euro lordi, riceve il 15 marzo una lettera di licenziamento per riduzione delle commesse e soppressione del suo posto. A fine aprile un ex collega gli manda l'annuncio con cui l'azienda cerca un addetto al magazzino, e a maggio scopre che una persona è stata assunta con contratto di apprendistato per le stesse mansioni.

    Il 10 maggio invia una raccomandata di impugnazione, rispettando i 60 giorni che scadevano il 14 maggio, e ha poi 180 giorni per depositare il ricorso o chiedere la conciliazione. In giudizio l'azienda deve provare che non era possibile ricollocarlo: l'assunzione avvenuta a due mesi dal recesso, su un ruolo identico, rende quella prova molto difficile.

    Essendo stato assunto dopo il 7 marzo 2015, se il giudice dichiara illegittimo il licenziamento può ottenere un'indennità compresa tra 6 e 36 mensilità, quindi in questo caso tra 10.800 e 64.800 euro lordi, a cui si aggiungono le somme di fine rapporto già maturate. Se però riesce a dimostrare in giudizio che il fatto materiale posto a base del licenziamento economico non sussiste, e l'assunzione di un apprendista sullo stesso ruolo è un elemento forte in questa direzione, può essere disposta la reintegrazione con un'indennità fino a dodici mensilità, cioè fino a 21.600 euro lordi. Alla stessa tutela di ritorno al lavoro con indennità fino a dodici mensilità potrebbe arrivare se fosse stato assunto nel 2012.

    Hai ancora dubbi sulle assunzioni dopo un licenziamento?

    Capire se una nuova assunzione rende attaccabile il tuo licenziamento richiede di guardare le date, le mansioni del nuovo assunto e quanto scritto nella lettera che hai ricevuto, e i termini per muoversi sono brevi.

    Qualora ti servisse un confronto sulla tua situazione, cliccando il bottone che trovi qui sotto puoi parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in licenziamenti seguiti dall'assunzione di un nuovo dipendente.

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