Se hai subito un licenziamento e lavori in una piccola impresa, potresti trovarti di fronte a una novità importante che potrebbe riguardare la tua situazione. In questo articolo analizzeremo nel dettaglio la recente Sentenza della Corte Costituzionale che ha modificato le regole sull'indennità per licenziamento illegittimo.
Per affrontare la situazione con sicurezza e avere certezze, puoi compilare subito il modulo presente in cima a questa pagina per parlare in modo gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate alla sentenza della Corte Costituzionale sull'indennità di licenziamento.
Cosa ha stabilito la sentenza 118 del 2025 della Corte Costituzionale?
La Sentenza n. 118 del 21 luglio 2025 ha introdotto un cambiamento fondamentale per i lavoratori delle piccole imprese, quelle con meno di 16 dipendenti.
La Corte ha dichiarato illegittimo l'articolo 9, comma 1, del Decreto legislativo n. 23/2015, eliminando di fatto il tetto massimo di 6 mensilità che era previsto per l'indennità risarcitoria in caso di licenziamento illegittimo.
Questa decisione rimuove un limite rigido, superando la tutela limitata che era stata imposta in precedenza per i datori di lavoro di piccole dimensioni.
Come funzionava l'indennità di licenziamento prima di questa sentenza?
In precedenza, la legge prevedeva che un lavoratore di una piccola impresa, licenziato in modo illegittimo, avesse diritto a un'indennità economica compresa tra un minimo di 2 e un massimo invalicabile di 6 mensilità dell'ultima retribuzione.
Questo significava che, anche di fronte a un licenziamento palesemente ingiusto, il giudice non poteva riconoscere un risarcimento superiore a sei mesi di stipendio.
Quindi, cosa cambia concretamente per il lavoratore licenziato?
Il cambiamento principale è la rimozione del tetto massimo di 6 mensilità.
Ora, il giudice ha una maggiore discrezionalità nel determinare l'importo dell'indennizzo. Questo non viene più calcolato in modo rigido, ma deve essere proporzionato e adeguato alla gravità della violazione commessa dal datore di lavoro.
Di conseguenza, l'indennità potrebbe essere anche superiore alle 6 mensilità, potenzialmente fino a un massimo di 18 mensilità, allineandosi a quanto già previsto per i lavoratori delle imprese più grandi.
A quali tipologie di licenziamento si applica questa modifica?
La decisione della Corte Costituzionale non riguarda tutti i licenziamenti, ma si applica a casi specifici per i contratti a tutele crescenti. In particolare, la nuova regola vale per i licenziamenti illegittimi dovuti a:
- giustificato motivo oggettivo
- giustificato motivo soggettivo, purché non di natura disciplinare
Per quale motivo la Corte ha dichiarato illegittimo il tetto massimo?
La Corte Costituzionale ha ritenuto che la precedente indennità non fosse "congrua" e risultasse discriminatoria.
Questa sentenza si inserisce nel solco già tracciato da una precedente decisione, la sentenza 183/2022. La motivazione di fondo è che un risarcimento così limitato non costituiva un deterrente efficace contro i licenziamenti illegittimi e creava un'ingiusta disparità di trattamento rispetto ai lavoratori delle imprese con più di 15 dipendenti.
Hai ancora dubbi sulla nuova indennità di licenziamento?
Se desideri analizzare il tuo caso specifico per capire come questa importante novità possa applicarsi alla tua situazione, il primo passo è compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate al licenziamento e alle nuove sentenze della Corte Costituzionale.