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    Tabella indennità licenziamento 2023: calcolo e importi

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    Affrontare l'interruzione di un rapporto di lavoro può essere un momento complesso, pieno di dubbi su quali siano i propri diritti e gli importi economici coinvolti. Se ti trovi in questa situazione, in questo articolo troverai un quadro chiaro e aggiornato al 2023 sulle indennità di licenziamento, su come vengono calcolate e a quanto ammontano.

    Per affrontare la situazione con sicurezza e avere la certezza di non commettere errori, potresti compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nel calcolo delle indennità legate al licenziamento.

    Come si calcola l'indennità di licenziamento?

    Quando si parla di "indennità di licenziamento", è fondamentale fare una distinzione. Esistono infatti due concetti principali, spesso confusi tra loro:

    • Il contributo che il datore di lavoro deve versare all'INPS, noto come "ticket di licenziamento".
    • L'indennità risarcitoria che spetta al lavoratore in caso di licenziamento giudicato illegittimo.

    Entrambi hanno metodi di calcolo e finalità differenti. Nei prossimi paragrafi vedremo nel dettaglio come funzionano e quali sono gli importi di riferimento per il 2023.

    Quanto deve pagare il datore di lavoro per il licenziamento nel 2023?

    In caso di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, il datore di lavoro è tenuto a versare all'INPS un contributo, il cosiddetto ticket di licenziamento. Questo contributo serve a finanziare l'indennità di disoccupazione NASpI.

    Per il 2023, la circolare INPS n. 14/2023 ha stabilito gli importi basandosi sul massimale NASpI di quell'anno, pari a 1.470,99 euro.

    Ecco i dettagli:

    • Importo per anno: Il datore di lavoro versa il 41% del massimale mensile NASpI per ogni 12 mesi di anzianità aziendale del dipendente negli ultimi 3 anni.
    • Valore 2023: L'importo corrisponde a 603,10 euro per ogni anno di lavoro.
    • Massimo versabile: Il calcolo si applica fino a un massimo di 3 anni di anzianità. L'importo totale non può quindi superare 1.809,30 euro, per rapporti di lavoro di durata pari o superiore a 36 mesi.

    È importante notare che per periodi di lavoro inferiori all'anno, il contributo viene calcolato in proporzione ai mesi di effettivo impiego. Questo versamento non è dovuto in alcuni casi specifici, come ad esempio per i licenziamenti per giusta causa.

    Quante mensilità mi spettano in caso di licenziamento illegittimo?

    Se un licenziamento viene dichiarato illegittimo da un giudice, al lavoratore spetta un'indennità risarcitoria. Questo importo non ha una cifra fissa, ma viene calcolato in base all'ultima retribuzione e all'anzianità di servizio.

    Per le aziende con più di 15 dipendenti, nel 2023 la tutela prevedeva un risarcimento economico onnicomprensivo, il cui importo è generalmente compreso tra un minimo di 6 e un massimo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto.

    Come si calcola l'indennità risarcitoria?

    Il calcolo dell'indennità risarcitoria, come anticipato, si basa sull'ultima retribuzione globale di fatto del lavoratore. Il giudice stabilisce il numero esatto di mensilità da corrispondere all'interno della forbice prevista dalla legge - da 6 a 12 mensilità - tenendo conto di diversi fattori.

    Il criterio principale è l'anzianità di servizio: maggiore è il tempo trascorso in azienda, maggiore tenderà a essere il numero di mensilità riconosciute come risarcimento.

    Qual è l'indennità per licenziamento oggettivo?

    Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo avviene per ragioni economiche, organizzative o produttive dell'azienda. Anche in questo caso, se il licenziamento viene impugnato e considerato illegittimo perché, ad esempio, le ragioni addotte non sono reali, al lavoratore spetta un'indennità risarcitoria.

    Le modalità di calcolo e gli importi sono gli stessi visti per gli altri tipi di licenziamento illegittimo, con un risarcimento che varia da 6 a 12 mensilità.

    Come viene tassata l'indennità di licenziamento?

    La tassazione dell'indennità di licenziamento segue regole specifiche. Queste somme non confluiscono nel reddito ordinario ma sono soggette a una tassazione separata.

    Il calcolo dell'aliquota applicata può essere complesso e dipende da diversi fattori. Per questo motivo, è sempre opportuno verificare la propria situazione con un professionista o un consulente fiscale per avere un quadro preciso dell'impatto fiscale netto.

    Si possono chiedere soldi per danni morali?

    Il risarcimento per danno morale è una questione separata e aggiuntiva rispetto all'indennità di licenziamento. Mentre l'indennità risarcisce il danno derivante dalla perdita del posto di lavoro, il danno morale - o più correttamente danno non patrimoniale - risarcisce una sofferenza interiore subita dal lavoratore.

    Per ottenerlo è necessario dimostrare in giudizio che il licenziamento, per le sue modalità vessatorie o discriminatorie, abbia causato un danno psicologico concreto e dimostrabile, andando oltre il semplice disagio per la perdita del lavoro.

    E per chi si licenzia, quale indennità è prevista?

    In caso di dimissioni volontarie da parte del lavoratore, non è prevista alcuna indennità di licenziamento. Il dipendente che decide di interrompere il rapporto di lavoro non ha diritto né all'indennità risarcitoria né alla NASpI, salvo il caso di dimissioni per giusta causa - ad esempio per mancato pagamento dello stipendio.

    L'indennità di licenziamento è la stessa cosa della NASpI?

    No, si tratta di due prestazioni molto diverse.

    L'indennità risarcitoria di licenziamento, come visto, è una somma pagata dal datore di lavoro al dipendente come risarcimento per un licenziamento ritenuto illegittimo.

    La NASpI - Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego - è invece un'indennità di disoccupazione mensile erogata dall'INPS a chi ha perso involontariamente il lavoro e soddisfa determinati requisiti contributivi. Il suo importo dipende dalla retribuzione media degli ultimi quattro anni e non è legato all'eventuale illegittimità del licenziamento.

    Hai ancora dubbi sulla tabella per l'indennità di licenziamento?

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