Se stai per concludere un rapporto di lavoro e ti interroghi sulla tua buonuscita, è una preoccupazione del tutto normale. Capire come viene tassata e quale sarà l'importo netto che riceverai è fondamentale per pianificare il tuo futuro.
In questa guida troverai le informazioni essenziali per comprendere la tassazione del TFR e come viene calcolato l'importo netto che ti spetta.
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Come funziona la buonuscita nel settore privato?
Nel settore privato, la buonuscita coincide quasi sempre con il TFR, acronimo di Trattamento di Fine Rapporto.
Si tratta di una somma di denaro che il datore di lavoro accantona durante ogni anno di servizio del dipendente e che viene erogata al momento della cessazione del rapporto di lavoro, indipendentemente dalla causa - dimissioni, licenziamento o pensionamento.
Come viene tassata la buonuscita?
La caratteristica principale della tassazione del TFR è che non segue le regole ordinarie dell'IRPEF, ma è soggetta a un regime fiscale agevolato noto come "tassazione separata".
Questo sistema è stato pensato per evitare che l'importo, maturato in molti anni di lavoro, si sommi al reddito dell'ultimo anno, facendo scattare un'aliquota IRPEF molto elevata e penalizzante per il lavoratore.
Quali sono le trattenute IRPEF sulla buonuscita?
Le trattenute non si basano sugli scaglioni IRPEF tradizionali. Al momento del pagamento, il datore di lavoro applica un'imposta calcolata su un'aliquota media basata sui redditi del lavoratore nei cinque anni precedenti alla cessazione del rapporto.
Nella maggior parte dei casi, questa aliquota si attesta in una fascia compresa tra il 23% e il 33%.
Anche gli incentivi all'esodo, somme aggiuntive offerte per incoraggiare le dimissioni volontarie, seguono regole di tassazione molto simili a quelle del TFR.
Come si calcola il TFR netto dal lordo con un esempio pratico?
Calcolare l'importo netto esatto del TFR in anticipo è complesso, perché dipende dalla storia reddituale individuale. Tuttavia, è possibile fare una stima attendibile del netto che si riceverà.
Per farti un'idea, puoi seguire questi passaggi:
- Prendi l'importo lordo della tua buonuscita, per esempio 40.000 euro.
- Considera un'aliquota media di tassazione, ipotizziamo il 27% - una via di mezzo comune.
- Calcola l'imposta lorda: 40.000 euro x 27% = 10.800 euro.
- Sottrai l'imposta dall'importo lordo: 40.000 euro - 10.800 euro = 29.200 euro.
Questo risultato rappresenta una stima verosimile del tuo TFR netto. Lo stesso procedimento si può applicare a qualsiasi importo, come 30.000 o 60.000 euro lordi.
Cosa significa un TFR tassato al 43%?
Un'aliquota del 43% corrisponde allo scaglione IRPEF più alto. Sebbene non comune, un TFR può essere tassato con un'aliquota così elevata in due situazioni principali.
La prima riguarda lavoratori con redditi molto alti negli anni precedenti, che portano l'aliquota media a livelli massimi.
La seconda situazione si verifica quando l'Agenzia delle Entrate, nel suo ricalcolo finale, determina un'imposta definitiva più alta rispetto a quella applicata inizialmente dal datore di lavoro.
Cosa succede dopo il pagamento della buonuscita?
È importante sapere che l'imposta applicata dal datore di lavoro è da considerarsi un acconto.
L'Agenzia delle Entrate ha infatti fino a tre anni di tempo per ricalcolare l'imposta definitiva basandosi sui dati fiscali completi del lavoratore. A seguito di questo ricalcolo, potrebbe richiedere un conguaglio a debito oppure riconoscere un credito d'imposta a favore dell'ex dipendente.
È meglio licenziarsi o farsi licenziare?
Dal punto di vista economico e delle tutele, la differenza principale non riguarda la buonuscita, che spetta in entrambi i casi, ma l'accesso alla NASpI, l'indennità di disoccupazione.
Generalmente:
- In caso di licenziamento, il lavoratore ha diritto a richiedere la NASpI.
- In caso di dimissioni volontarie, questo diritto viene meno, salvo poche eccezioni come le dimissioni per giusta causa.
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