Giusto.

    Impugnazione licenziamento pubblico: 60+180 giorni

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    Se hai ricevuto una comunicazione di licenziamento dalla Pubblica Amministrazione e senti che i tuoi diritti possano essere stati violati, è fondamentale agire con rapidità e precisione. In questo articolo troverai una guida chiara sui termini perentori da rispettare per contestare il provvedimento ed evitare di perdere ogni possibilità di tutela.

    Per affrontare la situazione con la massima sicurezza e capire subito come muoverti, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina e richiedere una consulenza gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate al licenziamento nel pubblico impiego.

    Qual è il termine per impugnare un licenziamento nel pubblico impiego?

    Il primo passo fondamentale per contestare un licenziamento è l'impugnazione stragiudiziale.

    Hai un termine di 60 giorni per inviare una comunicazione scritta al datore di lavoro, la Pubblica Amministrazione, in cui manifesti la tua volontà di contestare il licenziamento. Questo termine è definito "a pena di decadenza", il che significa che se non lo rispetti, perdi definitivamente il diritto di impugnare il provvedimento.

    Il conteggio dei 60 giorni parte dal momento in cui ricevi la lettera di licenziamento. Se i motivi del licenziamento ti vengono comunicati in un secondo momento, i 60 giorni decorrono da quella data successiva.

    La normativa di riferimento, che include la Legge 604/1966 e la Legge 183/2010, si applica anche a tutto il settore del pubblico impiego contrattualizzato.

    Cosa bisogna fare dopo la prima impugnazione entro 60 giorni?

    Una volta inviata l'impugnazione stragiudiziale entro 60 giorni, hai un secondo termine, anch'esso a pena di decadenza, di 180 giorni.

    Questo secondo termine inizia a decorrere dal giorno in cui hai spedito l'impugnazione stragiudiziale. Entro questi 180 giorni, è necessario compiere uno dei seguenti passi:

    • Depositare il ricorso giudiziale presso la cancelleria del Tribunale del Lavoro competente.
    • Avviare un tentativo di conciliazione o di arbitrato presso le sedi autorizzate.

    Se lasci trascorrere anche solo uno di questi due termini - prima i 60 giorni e poi i 180 - l'impugnazione del licenziamento diventerà inefficace e non potrai più far valere le tue ragioni in sede giudiziaria.

    Quali sono i motivi per cui un dipendente pubblico può essere licenziato?

    Il licenziamento di un dipendente pubblico può avvenire per diverse ragioni, che generalmente si riconducono a due macro-categorie: il licenziamento disciplinare e quello per motivi oggettivi.

    Le cause più comuni includono:

    • Gravi e reiterate violazioni dei doveri d'ufficio o del codice di comportamento.
    • Assenze ingiustificate o scarso rendimento persistente e documentato.
    • Falsa attestazione della presenza in servizio.
    • Condanne penali passate in giudicato che non consentono la prosecuzione del rapporto di lavoro.
    • Soppressione del posto di lavoro, qualora non sia possibile il ricollocamento del dipendente.
    • Superamento del periodo di comporto, ovvero il limite massimo di assenze per malattia.

    Hai ancora dubbi sui termini di impugnazione nel pubblico impiego?

    La procedura per impugnare un licenziamento nel settore pubblico è scandita da tempi rigidi che non ammettono errori.

    Se desideri analizzare il tuo caso specifico e avere la certezza di procedere nel modo corretto, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per ricevere una consulenza gratuita con un avvocato specializzato in questioni legate al diritto del lavoro nel pubblico impiego.

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