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    Tfr dopo dimissioni volontarie: diritto e tempi di accredito

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    Se hai deciso di presentare le dimissioni volontarie dal tuo posto di lavoro nel settore privato, è naturale avere dubbi su un aspetto fondamentale: il Trattamento di Fine Rapporto, o TFR. Molti lavoratori temono di perdere questo diritto, ma la legge è chiara. In questo articolo, faremo chiarezza sul tuo diritto al TFR e sui tempi che il datore di lavoro deve rispettare per l'accredito.

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    Con le dimissioni volontarie si ha diritto al tfr?

    Sì, il diritto al Trattamento di Fine Rapporto spetta sempre, anche in caso di dimissioni volontarie.

    Il TFR, noto anche come liquidazione, è una somma di denaro che matura durante tutto il corso del rapporto di lavoro. Secondo l'articolo 2120 del Codice Civile, questo diritto è garantito a prescindere dalla causa che ha portato alla cessazione del contratto, sia essa un licenziamento o, appunto, una decisione volontaria del lavoratore.

    Pertanto, dare le dimissioni non comporta in alcun modo la perdita delle somme accantonate dall'azienda per tuo conto.

    Quando viene pagato il tfr dopo le dimissioni volontarie?

    Non esiste una data unica fissata per legge, ma le tempistiche sono generalmente definite dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro - CCNL - applicati dall'azienda.

    Nella prassi, l'erogazione del TFR avviene solitamente con l'ultima busta paga o, più comunemente, entro un periodo di 30-45 giorni dalla data ufficiale di cessazione del rapporto di lavoro.

    In ogni caso, salvo diverse e più lunghe previsioni del CCNL di riferimento, la liquidazione non dovrebbe superare i 60 giorni.

    Cosa succede se il datore di lavoro non paga il tfr nei tempi previsti?

    Se il tuo ex datore di lavoro non rispetta le scadenze previste, il primo passo consiste nell'inviare un sollecito di pagamento tramite una comunicazione formale, come una PEC o una raccomandata con ricevuta di ritorno, per richiedere il versamento delle somme dovute.

    Qualora il sollecito non sortisse effetto, si renderebbe necessario intraprendere un'azione legale per recuperare il credito. Le strade percorribili, a seconda del caso specifico, possono includere:

    • Una messa in mora formale redatta da un legale.
    • Un procedimento di conciliazione presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro.
    • Un ricorso per decreto ingiuntivo presso il Tribunale competente.

    Queste procedure richiedono un'assistenza legale qualificata per garantire la tutela dei tuoi diritti.

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