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    Ticket di licenziamento: cos'è, quando e quanto costa

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    L'interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato è un momento delicato, che comporta obblighi precisi per il datore di lavoro. Tra questi, uno dei più importanti è il versamento del cosiddetto ticket di licenziamento.

    In questa guida chiariamo ogni aspetto di questo contributo: cos'è, quando va versato all'INPS e come si calcola il suo importo. Per affrontare la situazione con la massima certezza e senza commettere errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di contributi legati all'interruzione dei rapporti di lavoro.

    Che cos'è esattamente il ticket di licenziamento?

    Il ticket di licenziamento, noto anche come contributo NASpI, è una somma di denaro che un datore di lavoro è tenuto a versare all'INPS.

    Questo versamento si rende necessario ogni volta che viene interrotto un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e il lavoratore si trova in una condizione di disoccupazione involontaria.

    La sua finalità principale è quella di finanziare l'indennità di disoccupazione NASpI destinata ai lavoratori che perdono il posto.

    È importante sottolineare che il contributo è dovuto in tutti i casi in cui al lavoratore spetterebbe, in linea teorica, la NASpI, a prescindere dal fatto che ne faccia effettivamente richiesta o la percepisca.

    Quando è obbligatorio pagare il ticket di licenziamento?

    Il versamento del ticket di licenziamento scatta in tutte le situazioni che danno diritto al lavoratore di accedere all'indennità di disoccupazione NASpI.

    I casi principali includono:

    • Licenziamento per giusta causa.
    • Licenziamento per giustificato motivo, sia soggettivo che oggettivo.
    • Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro avvenuta in una sede protetta, come previsto dalla normativa.

    Quanto costa il ticket di licenziamento per il datore di lavoro?

    L'importo del ticket non è fisso, ma viene calcolato in base all'anzianità di servizio del lavoratore.

    La regola generale prevede un costo pari al 41% del massimale mensile NASpI per ogni 12 mesi di anzianità aziendale maturati dal dipendente negli ultimi tre anni.

    Per l'anno 2026, l'importo massimo per un lavoratore con 36 mesi o più di anzianità si attesta intorno a 1.673,76 euro, ma questa cifra viene aggiornata annualmente dall'INPS.

    Nel calcolo, i periodi di lavoro superiori a 15 giorni vengono considerati come un mese intero.

    Il versamento deve essere effettuato tramite modello F24 entro il termine previsto per la denuncia successiva al mese in cui è avvenuta l'interruzione del rapporto.

    Ci sono casi in cui è possibile non pagare il ticket di licenziamento?

    Sì, esistono specifiche circostanze in cui il datore di lavoro è esentato dal pagamento di questo contributo.

    L'obbligo di versamento non sussiste nei seguenti casi:

    • Dimissioni volontarie del lavoratore, ad eccezione di quelle per giusta causa.
    • Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro al di fuori delle procedure protette specifiche.
    • Licenziamento avvenuto durante il periodo di prova.
    • Licenziamenti in seguito a cambio di appalto, con riassunzione del lavoratore da parte del nuovo appaltatore.
    • Decesso del lavoratore.

    Hai ancora dubbi sul ticket di licenziamento?

    Qualora desiderassi valutare la tua situazione specifica o avessi bisogno di un chiarimento, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nella gestione dei contributi legati alla cessazione dei rapporti di lavoro.

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