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    Tutela obbligatoria licenziamento illegittimo: cosa spetta?

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    Subire un licenziamento può essere un'esperienza destabilizzante, soprattutto quando si nutrono dubbi sulla sua legittimità. Se lavori in un'azienda di piccole dimensioni, è fondamentale conoscere i tuoi diritti e le tutele previste dalla legge. In questo articolo analizzeremo in dettaglio la tutela obbligatoria, il regime sanzionatorio per i licenziamenti illegittimi nelle realtà produttive minori, e cosa ti spetta esattamente.

    Per affrontare una situazione così delicata con la massima sicurezza e senza commettere passi falsi, una valutazione esperta può fare la differenza. Compilando il modulo presente in cima a questa pagina, puoi richiedere una consulenza gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in diritto del lavoro.

    Che cos'è la tutela obbligatoria?

    La tutela obbligatoria è un regime di protezione previsto dalla legge italiana - in particolare dalla L. 604/1966 - per i lavoratori dipendenti di aziende più piccole che subiscono un licenziamento illegittimo.

    Il suo scopo è quello di bilanciare due esigenze: da un lato la libertà di impresa, tipica delle realtà produttive minori, e dall'altro la necessaria protezione del lavoratore di fronte alla perdita ingiustificata del posto di lavoro.

    A chi si applica questa forma di tutela?

    Questa specifica tutela si applica ai lavoratori assunti presso datori di lavoro che non raggiungono determinate soglie dimensionali. Nello specifico, riguarda le aziende che hanno:

    • Un massimo di 15 dipendenti all'interno della singola unità produttiva in cui è impiegato il lavoratore licenziato.
    • Un massimo di 60 dipendenti in totale a livello nazionale, nel caso in cui l'azienda abbia più sedi o unità produttive, nessuna delle quali superi da sola i 15 dipendenti.

    Cosa spetta in caso di licenziamento illegittimo con tutela obbligatoria?

    Quando un giudice dichiara l'illegittimità del licenziamento in un'azienda soggetta a questa tutela, la legge offre al datore di lavoro una scelta tra due opzioni:

    • La riassunzione del lavoratore entro tre giorni dalla comunicazione della sentenza.
    • Il pagamento di un'indennità risarcitoria a favore del lavoratore.

    È importante sottolineare che la decisione tra queste due alternative spetta unicamente al datore di lavoro.

    È sempre prevista un'indennità economica?

    No, ci sono delle eccezioni molto importanti. La scelta tra riassunzione e indennità non è possibile quando il licenziamento risulta nullo.

    Questo accade nei casi più gravi, come ad esempio un licenziamento:

    • Discriminatorio, basato su sesso, razza, religione, opinioni politiche o sindacali.
    • Intimato per causa di matrimonio.
    • Legato alla gravidanza o alla maternità della lavoratrice.
    • Determinato da un motivo illecito.

    In queste situazioni, la sanzione è sempre la reintegra del lavoratore nel suo posto di lavoro, oltre al risarcimento del danno subito.

    Come viene calcolata l'indennità risarcitoria?

    Se il datore di lavoro opta per la via economica, l'indennità risarcitoria viene calcolata sulla base dell'ultima retribuzione globale di fatto.

    L'importo è compreso tra un minimo di 2,5 e un massimo di 6 mensilità. Tuttavia, recenti orientamenti della giurisprudenza hanno esteso questo limite, portandolo fino a 10 mensilità per i lavoratori con un'elevata anzianità di servizio.

    Il giudice stabilisce l'ammontare esatto tenendo conto di vari fattori, come l'anzianità del lavoratore, le dimensioni dell'impresa e il comportamento delle parti.

    Qual è la differenza con la tutela reale?

    La differenza principale risiede nella sanzione prevista.

    Mentre nella tutela obbligatoria - per le piccole imprese - la regola generale è la compensazione economica, nella tutela reale - prevista per le aziende con più di 15 dipendenti - la sanzione principale, seppur con le modifiche introdotte dal Jobs Act, è storicamente la reintegra del lavoratore nel posto di lavoro.

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