Subire un licenziamento illegittimo è un'esperienza complessa, che genera incertezza sul proprio futuro e sui propri diritti. Comprendere gli strumenti di protezione offerti dalla legge è il primo passo per agire correttamente. In questo articolo facciamo chiarezza sulle due principali forme di tutela previste in caso di licenziamento illegittimo: la tutela reale e la tutela obbligatoria, analizzando le loro differenze e i contesti in cui trovano applicazione.
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Cosa si intende per tutela reale?
La tutela reale rappresenta la forma di protezione più forte per il lavoratore il cui licenziamento venga dichiarato illegittimo.
Disciplinata storicamente dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, questa tutela prevede l'obbligo per il datore di lavoro di reintegrare il dipendente nel suo posto di lavoro. Oltre alla reintegrazione, il lavoratore ha diritto a un risarcimento del danno corrispondente a tutte le retribuzioni perse dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegra.
La sua applicazione è stata fortemente modificata dal Jobs Act del 2015, ma rimane in vigore per casi specifici e di particolare gravità, come il licenziamento discriminatorio, nullo o intimato in forma orale, a prescindere dal numero di dipendenti, e in altre ipotesi per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015.
Generalmente, si applica alle aziende che superano determinate soglie dimensionali, tipicamente quelle con più di 15 dipendenti nell'unità produttiva.
Quando si applica la tutela obbligatoria?
La tutela obbligatoria, prevista dalla Legge 604/1966, si applica invece nelle aziende di dimensioni più ridotte, ovvero quelle che non raggiungono i requisiti dimensionali per l'applicazione della tutela reale - solitamente le imprese con un massimo di 15 dipendenti.
In caso di licenziamento illegittimo in questo contesto, il datore di lavoro non è obbligato a reintegrare il lavoratore. La legge gli offre una scelta tra due opzioni:
- La riassunzione del lavoratore entro tre giorni.
- Il pagamento di un'indennità risarcitoria.
Nella pratica, la seconda opzione - il versamento dell'indennità economica - è quella quasi sempre scelta dal datore di lavoro, risolvendo il rapporto con un risarcimento economico invece che con il ripristino del posto di lavoro.
Quali sono le differenze principali tra tutela reale e obbligatoria?
Le differenze tra le due forme di tutela sono sostanziali e determinano conseguenze molto diverse per il lavoratore. Le principali possono essere riassunte in questi punti:
- Conseguenza principale: la tutela reale impone la reintegrazione nel posto di lavoro, mentre la tutela obbligatoria dà al datore di lavoro la scelta tra riassunzione e pagamento di un'indennità.
- Dimensione aziendale: la tutela reale si applica principalmente alle aziende con più di 15 dipendenti, mentre quella obbligatoria riguarda le aziende più piccole.
- Natura del risarcimento: con la tutela reale il risarcimento è pieno e copre tutto il periodo dal licenziamento alla reintegra. Con la tutela obbligatoria, l'indennità è predeterminata dalla legge in un numero di mensilità.
- Normativa di riferimento: la tutela reale trova il suo fondamento nell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, sebbene con le modifiche successive, mentre la tutela obbligatoria è regolata dalla Legge 604/1966.
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Ogni situazione di licenziamento ha le sue specificità e capire quale tipo di tutela si applica al proprio caso può essere complesso. La dimensione dell'azienda, la data di assunzione e la motivazione del licenziamento sono tutti fattori determinanti.
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