Giusto.

    Tutela reale e obbligatoria: differenze e quando si applicano

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    Affrontare un licenziamento può essere un momento di grande incertezza. Quando un rapporto di lavoro si interrompe, specialmente se si ritiene che il licenziamento sia illegittimo, è fondamentale conoscere i propri diritti e le forme di protezione previste dalla legge. In questo articolo, esploreremo le due principali forme di tutela per il lavoratore - la tutela reale e la tutela obbligatoria - spiegando in modo chiaro le loro differenze e i contesti in cui trovano applicazione. Per affrontare una situazione così delicata con maggiore sicurezza e consapevolezza, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina e ricevere una consulenza gratis e senza impegno con un avvocato specializzato in questioni legate al diritto del lavoro.

    Cosa si intende per tutela reale?

    La tutela reale rappresenta la forma di protezione più forte per il lavoratore in caso di licenziamento illegittimo.

    La sua principale conseguenza è l'ordine del giudice al datore di lavoro di reintegrare il dipendente nel suo precedente posto di lavoro. Questo significa, in pratica, che il rapporto di lavoro viene ripristinato come se non fosse mai stato interrotto.

    Questa tutela, disciplinata storicamente dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, si applica principalmente ai datori di lavoro che superano determinate soglie dimensionali, ovvero:

    • aziende con più di 15 dipendenti nella stessa unità produttiva;
    • aziende con più di 60 dipendenti in totale sul territorio nazionale.

    Oltre alla reintegrazione, il lavoratore ha diritto anche a un risarcimento del danno per il periodo trascorso tra il licenziamento e l'effettiva reintegra.

    Cosa si intende per tutela obbligatoria?

    La tutela obbligatoria si applica invece alle aziende di dimensioni più piccole, quelle che non raggiungono le soglie dimensionali previste per la tutela reale - tipicamente le imprese con un massimo di 15 dipendenti.

    In questo caso, se il licenziamento viene dichiarato illegittimo, il datore di lavoro non è obbligato a reintegrare il lavoratore.

    La legge, in particolare la n. 604 del 1966, gli offre una scelta:

    • riassumere il dipendente entro tre giorni;
    • versare al lavoratore un'indennità economica a titolo di risarcimento.

    L'importo di questo indennizzo è calcolato sulla base dell'ultima retribuzione e varia da un minimo di 2,5 a un massimo di 6 mensilità.

    Cosa è cambiato con il Jobs Act?

    L'introduzione del Jobs Act - Decreto legislativo 23/2015 - ha modificato profondamente il panorama delle tutele per i lavoratori assunti a partire dal 7 marzo 2015.

    Per questi lavoratori, il regime di riferimento è diventato quello del contratto a tutele crescenti. Questa riforma ha ridotto significativamente i casi in cui si applica la reintegrazione nel posto di lavoro, limitandola a situazioni di particolare gravità, come i licenziamenti nulli perché discriminatori o ritorsivi.

    Nella maggior parte degli altri casi di licenziamento illegittimo, la tutela prevista è un indennizzo economico, il cui importo è crescente in base all'anzianità di servizio maturata dal lavoratore in azienda.

    Chi sono i destinatari degli obblighi di tutela?

    Il destinatario della tutela è sempre il lavoratore dipendente che ha subito un licenziamento giudicato illegittimo.

    L'obbligo di fornire tale tutela - sia essa la reintegrazione o il pagamento di un'indennità - ricade interamente sul datore di lavoro.

    È il datore di lavoro, quindi, a dover adempiere a quanto stabilito dal giudice a seguito dell'impugnazione del licenziamento.

    Quali sono i tre tipi di licenziamento?

    È utile ricordare che le tutele si attivano quando un licenziamento è illegittimo, cioè quando manca una valida ragione che lo giustifichi. Le principali motivazioni legali per un licenziamento sono:

    • Licenziamento per giusta causa: avviene per una mancanza talmente grave del lavoratore da non consentire la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto.
    • Licenziamento per giustificato motivo soggettivo: è dovuto a un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore.
    • Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: è legato a ragioni che riguardano l'attività produttiva, l'organizzazione del lavoro e il suo regolare funzionamento.

    Quando una di queste ragioni manca o non è provata, il licenziamento può essere impugnato e si apre la strada per l'applicazione delle tutele.

    La tutela reale riguarda anche la proprietà?

    No, è importante non fare confusione. Sebbene il termine "reale" possa far pensare al diritto di proprietà - per esempio su un immobile - in questo contesto ha un significato completamente diverso.

    Nel diritto del lavoro, l'aggettivo "reale" deriva dal latino "res", che significa "cosa". La tutela è "reale" perché ha per oggetto la "cosa" stessa, ovvero il posto di lavoro. Garantisce il diritto a riavere esattamente quella posizione, non un semplice risarcimento in denaro.

    Non ha quindi alcuna connessione con la tutela della proprietà immobiliare o di altri beni.

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    Le normative che regolano i licenziamenti sono complesse e in continua evoluzione. Se desideri analizzare il tuo caso specifico per capire quali tutele ti spettano e come far valere i tuoi diritti, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto. Riceverai una consulenza gratuita con un avvocato specializzato in questioni legate al diritto del lavoro.

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