Giusto.

    Licenziamento collettivo: violazione criteri e conseguenze

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    Affrontare un licenziamento collettivo è un momento di grande incertezza, soprattutto se si sospetta che i criteri di scelta utilizzati dall'azienda non siano stati applicati correttamente. In questa guida, faremo chiarezza su quali sono questi criteri, quando la loro violazione rende il licenziamento illegittimo e quali conseguenze prevede la legge.

    Per affrontare la situazione con la dovuta preparazione e senza commettere errori, puoi compilare il modulo presente in cima a questa pagina per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti collettivi e violazione dei criteri di scelta.

    Quali sono i criteri di scelta nel licenziamento collettivo?

    La legge che disciplina i licenziamenti collettivi - la numero 223 del 1991 - stabilisce che, in assenza di accordi sindacali specifici, il datore di lavoro deve selezionare i lavoratori da licenziare applicando in modo concorrente tre criteri fondamentali.

    Questi criteri sono:

    • I carichi di famiglia, valutando la situazione familiare complessiva del lavoratore.
    • L’anzianità di servizio, considerando da quanto tempo il dipendente lavora in azienda.
    • Le esigenze tecnico-produttive e organizzative, relative al ruolo e alla fungibilità del lavoratore all'interno dell'organizzazione aziendale.

    L'azienda deve applicare questi criteri in modo oggettivo e trasparente su tutta la platea dei lavoratori interessati.

    Quando si verifica una violazione dei criteri di scelta?

    Una violazione si verifica ogni volta che il datore di lavoro non applica i criteri previsti dalla legge o da un eventuale accordo sindacale. Questo può accadere se l'azienda omette di considerare uno o più criteri, li applica in modo discriminatorio o non è in grado di dimostrare in modo chiaro e documentato come è arrivata alla scelta di determinati lavoratori rispetto ad altri.

    In sostanza, il licenziamento risulta illegittimo se la scelta appare arbitraria e non fondata su una valutazione oggettiva basata sui parametri legali.

    Quali sono le conseguenze se l'azienda viola i criteri di scelta?

    Le conseguenze per il lavoratore licenziato in violazione dei criteri di scelta cambiano in base alla data di assunzione.

    • Lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015: in caso di violazione, si applica la tutela reintegratoria. Questo significa che il giudice ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel suo posto di lavoro e di corrispondergli un'indennità risarcitoria pari alla retribuzione persa dal giorno del licenziamento fino a quello della reintegra, oltre al versamento dei contributi previdenziali.
    • Lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 in poi: per i lavoratori soggetti al contratto a tutele crescenti - introdotto con il Jobs Act - la sanzione è di natura economica. Il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro e condanna l'azienda a pagare un'indennità risarcitoria, non soggetta a contributi, di importo compreso tra un minimo di 6 e un massimo di 36 mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR.

    A chi spetta l'onere della prova in caso di violazione?

    L'onere di provare la corretta applicazione dei criteri di scelta spetta sempre al datore di lavoro.

    È l'azienda che deve dimostrare di aver seguito la procedura in modo corretto, trasparente e in buona fede. Il lavoratore che impugna il licenziamento ha il compito di contestare la legittimità del recesso, ma è l'azienda a dover fornire la prova contraria, documentando in dettaglio il processo di selezione che ha portato al licenziamento.

    Come e quando si può impugnare il licenziamento?

    Per impugnare un licenziamento collettivo che si ritiene illegittimo per violazione dei criteri di scelta, è fondamentale agire tempestivamente.

    Il lavoratore ha 60 giorni di tempo dalla ricezione della comunicazione di licenziamento per inviare all'azienda una lettera di impugnazione stragiudiziale, solitamente tramite un legale o un sindacato.

    Dopo aver inviato l'impugnazione, ci sono altri 180 giorni per depositare il ricorso in tribunale e avviare la causa vera e propria. Il mancato rispetto di questi termini comporta la decadenza dal diritto di contestare il licenziamento.

    Hai dubbi sulla violazione dei criteri nel tuo licenziamento collettivo?

    Se desideri valutare la tua situazione specifica e capire quali passi compiere, puoi compilare il modulo che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza nelle procedure di licenziamento collettivo e nell'impugnazione per violazione dei criteri di scelta.

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