Giusto.

    Violazione dei criteri di scelta nel licenziamento individuale

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    Ricevere una lettera di licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo può essere un'esperienza complessa, soprattutto se si ha il sospetto che la scelta del datore di lavoro non sia stata equa. Quando un'azienda ha la necessità di ridurre il personale e deve scegliere chi licenziare tra più lavoratori con mansioni simili, non può agire in modo arbitrario ma deve seguire regole precise. In questo articolo, vedremo insieme quando si applicano i criteri di scelta, quali sono e cosa accade se non vengono rispettati.

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    Quando si applicano i criteri di scelta nel licenziamento individuale?

    I criteri di scelta non si applicano a ogni tipo di licenziamento individuale, ma entrano in gioco in una situazione molto specifica: il licenziamento per giustificato motivo oggettivo - g.m.o. - legato a una riorganizzazione aziendale.

    Questo accade quando il datore di lavoro decide di sopprimere una determinata posizione lavorativa per ragioni economiche o produttive e deve decidere quale lavoratore licenziare tra più persone che svolgono mansioni fungibili.

    In sostanza, se l'azienda deve eliminare un posto di "magazziniere" e ci sono tre magazzinieri, la scelta di chi mandare a casa non può essere casuale o basata su preferenze personali.

    Cosa si intende per lavoratori fungibili?

    I lavoratori sono considerati "fungibili" quando le loro mansioni sono sostanzialmente identiche o equivalenti dal punto di vista professionale.

    Questo significa che sono intercambiabili tra loro, perché possiedono competenze e svolgono compiti così simili che l'azienda può raggiungere lo stesso risultato produttivo indipendentemente da quale di loro rimanga in servizio.

    È proprio in presenza di questa fungibilità che il datore di lavoro è obbligato ad applicare criteri di scelta oggettivi e trasparenti.

    Quali sono i criteri di scelta da rispettare?

    Quando deve scegliere chi licenziare tra più dipendenti fungibili, il datore di lavoro deve seguire i criteri stabiliti dalla legge - in particolare dall'articolo 5 della Legge 223/1991, applicato per analogia anche ai licenziamenti individuali - o da eventuali accordi sindacali.

    I criteri principali, che devono essere applicati in concorso tra loro, sono:

    • I carichi di famiglia, valutando la situazione familiare del lavoratore.
    • L'anzianità di servizio, considerando da quanto tempo il dipendente lavora in azienda.
    • Le esigenze tecnico-produttive e organizzative, che devono essere oggettive e dimostrabili.

    La scelta deve quindi basarsi su una valutazione comparativa e imparziale di questi elementi, applicando i principi di correttezza e buona fede.

    Cosa succede in caso di violazione dei criteri di scelta?

    Se il datore di lavoro non rispetta questi criteri e opera una scelta arbitraria, il licenziamento è considerato illegittimo.

    Il lavoratore ha quindi il diritto di impugnare il licenziamento davanti a un giudice.

    In caso di accertata violazione, a seconda delle dimensioni dell'azienda e della data di assunzione, il giudice può ordinare la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro oppure riconoscere un risarcimento economico.

    È fondamentale, in questi casi, poter dimostrare che la scelta del datore di lavoro non è stata corretta e che sono stati violati i criteri previsti dalla legge.

    Hai dubbi sulla violazione dei criteri di scelta nel tuo licenziamento?

    Se ritieni che la tua situazione meriti un approfondimento e che il tuo licenziamento possa essere illegittimo, è importante valutare con attenzione ogni aspetto.

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