Comprendere il concetto di anzianità convenzionale può fare la differenza nella gestione di un rapporto di lavoro, specialmente in una fase delicata come quella del licenziamento. Se ti trovi in questa situazione o vuoi semplicemente fare chiarezza, in questo articolo troverai le risposte che cerchi su cosa sia e come incide in caso di cessazione del rapporto.
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Cos'è l'anzianità convenzionale?
L'anzianità convenzionale è un periodo di servizio "virtuale" che viene riconosciuto a un lavoratore.
Non corrisponde al tempo effettivamente trascorso in azienda, ma viene aggiunto a quest'ultimo sulla base di un accordo specifico, che può essere individuale - inserito nel contratto di assunzione - o collettivo.
In pratica, è come se l'azienda ti riconoscesse degli anni di lavoro in più rispetto a quelli che hai realmente maturato.
In quali casi vale in un licenziamento?
L'applicazione dell'anzianità convenzionale in caso di licenziamento non è universale, ma limitata a specifiche situazioni.
Ecco i principali contesti in cui assume rilevanza:
- Periodo di preavviso: Si somma all'anzianità effettiva per determinare la durata del preavviso che spetta al lavoratore, aumentandola al raggiungimento delle soglie previste dal CCNL di riferimento.
- Indennità di licenziamento illegittimo: Nei contratti a tutele crescenti, o in presenza di clausole di miglior favore, i mesi di indennità dovuti in caso di licenziamento ingiustificato possono essere calcolati tenendo conto anche di questo periodo aggiuntivo.
- Licenziamento collettivo: In questo caso specifico, l'anzianità convenzionale non è valida e non può essere utilizzata come criterio di scelta per individuare i lavoratori da licenziare.
Come influisce sul periodo di preavviso?
L'anzianità convenzionale si somma a quella di servizio effettiva.
Questo significa che, se il tuo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro prevede un preavviso più lungo al raggiungimento di determinate soglie - ad esempio 5 o 10 anni di servizio - l'anzianità convenzionale può aiutarti a raggiungere prima quella soglia.
Il risultato è un periodo di preavviso più esteso, con un conseguente vantaggio economico.
Perché non vale come criterio nei licenziamenti collettivi?
La legge che regola i licenziamenti collettivi - la numero 223 del 1991 - stabilisce che la scelta dei lavoratori da licenziare deve basarsi su criteri oggettivi e non discriminatori.
Per questo motivo, ai fini della scelta, rileva solamente il periodo di lavoro effettivamente maturato in azienda.
L'anzianità convenzionale, essendo frutto di un accordo e non di un servizio reale, viene esclusa per garantire l'imparzialità e l'oggettività della procedura.
Qual è la differenza con l'anzianità aziendale?
La differenza è molto semplice.
L'anzianità aziendale - o anzianità di servizio effettiva - è il tempo che hai realmente trascorso lavorando per un determinato datore di lavoro.
L'anzianità convenzionale, invece, è un periodo aggiuntivo e fittizio che ti viene riconosciuto tramite un accordo, senza che tu lo abbia effettivamente lavorato.
Cambiando lavoro si perdono gli scatti di anzianità?
Sì, in linea generale gli scatti di anzianità sono legati al rapporto di lavoro con una specifica azienda. Quando si cambia lavoro, il conteggio riparte da zero presso il nuovo datore di lavoro.
L'anzianità convenzionale rappresenta proprio un'eccezione a questa regola, poiché è uno strumento che il nuovo datore di lavoro può usare per riconoscerti un'esperienza pregressa, garantendoti fin da subito una posizione contrattuale più vantaggiosa.
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