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    Art 15 d lgs 81 2015: guida al lavoro a chiamata

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    Se stai cercando di comprendere le regole del contratto di lavoro intermittente, noto anche come lavoro a chiamata, è fondamentale conoscere il suo pilastro normativo. In questo articolo troverai una guida chiara all'articolo 15 del decreto legislativo 81 del 2015, che ne definisce i requisiti, gli obblighi e i limiti. Per affrontare la questione con la massima sicurezza ed evitare errori, puoi cliccare il bottone che trovi qui sopra per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in contratti di lavoro intermittente.

    Che cos'è il decreto legislativo 81 del 2015?

    Il decreto legislativo n. 81 del 15 giugno 2015 è uno dei pilastri della riforma del mercato del lavoro conosciuta come Jobs Act. Il suo scopo principale è quello di riordinare le diverse tipologie contrattuali, introducendo una disciplina organica per i contratti di lavoro.

    È importante non confonderlo con il D.Lgs. 81/2008, che invece è il Testo Unico sulla Sicurezza e Salute nei luoghi di lavoro.

    Cosa dice l'articolo 15 del d lgs 81 2015 sul lavoro a chiamata?

    L'articolo 15 del D.Lgs. 81/2015 disciplina in modo specifico il contratto di lavoro intermittente, definito anche lavoro a chiamata. Questa norma stabilisce le fondamenta del contratto, i suoi requisiti essenziali e le procedure che il datore di lavoro deve seguire per utilizzarlo correttamente.

    La legge prevede che questo tipo di contratto sia stipulato in forma scritta, principalmente ai fini della prova.

    Quali elementi deve contenere il contratto scritto?

    Il contratto di lavoro intermittente deve includere una serie di elementi specifici per essere considerato valido. Tra i principali troviamo:

    • La causa che giustifica il ricorso al lavoro intermittente, che può essere legata a ipotesi oggettive o soggettive.
    • Il luogo e le modalità con cui il lavoratore garantisce la propria disponibilità a rispondere alla chiamata.
    • L'eventuale indennità di disponibilità e le relative modalità di erogazione.
    • Il trattamento economico e normativo previsto per il lavoro effettivamente svolto, inclusa l'indicazione della retribuzione.

    Quali sono le comunicazioni obbligatorie per il datore di lavoro?

    Il datore di lavoro ha l'obbligo di effettuare una comunicazione preventiva prima dell'inizio di ogni singola prestazione lavorativa o di un ciclo di prestazioni.

    Questa comunicazione deve essere inviata telematicamente ai servizi competenti, ad esempio tramite il portale Cliclavoro del Ministero del Lavoro, secondo le modalità previste dalla normativa.

    Cosa succede in caso di omessa comunicazione?

    L'omissione della comunicazione obbligatoria comporta l'applicazione di una sanzione amministrativa.

    La sanzione varia da un minimo di 400 euro a un massimo di 2.400 euro per ogni lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione. È importante sottolineare che per questa violazione non è applicabile la procedura della diffida, che consentirebbe di sanare l'irregolarità pagando una sanzione ridotta.

    Esistono dei limiti di utilizzo per il contratto intermittente?

    Sì, la legge pone un limite quantitativo all'utilizzo del lavoro a chiamata. Un lavoratore non può svolgere più di 400 giornate di lavoro effettivo con lo stesso datore di lavoro nell'arco di tre anni solari.

    Questo limite, tuttavia, non si applica ad alcuni settori specifici, come il turismo, i pubblici esercizi e lo spettacolo.

    Hai bisogno di chiarimenti sul lavoro a chiamata?

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