Se hai ricevuto una lettera di licenziamento o temi possa accadere, è normale sentirsi disorientati di fronte a norme complesse come l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. In questa guida troverai una spiegazione chiara di come funziona questa importante legge e delle tutele che prevede in caso di licenziamento illegittimo.
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Come funziona oggi l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori?
L'articolo 18 della legge 300 del 1970, nota come Statuto dei Lavoratori, è la norma fondamentale che disciplina le conseguenze di un licenziamento ritenuto illegittimo dal giudice. In origine, la sua tutela principale era l'obbligo per il datore di lavoro di reintegrare il dipendente licenziato ingiustamente.
Tuttavia, riforme successive come la Legge Fornero e il Jobs Act hanno profondamente modificato il suo funzionamento. Oggi, le tutele variano in base alla data di assunzione del lavoratore e al tipo di illegittimità del licenziamento.
È importante sottolineare che l'articolo 18 non si applica a tutte le aziende, ma solo a quelle che superano determinate soglie dimensionali. In particolare, si applica alle imprese con:
- Più di 15 dipendenti nella singola unità produttiva o nello stesso comune.
- Più di 60 dipendenti in totale a livello nazionale.
- Più di 5 dipendenti, se si tratta di impresa agricola.
Quali tutele prevede per i contratti attivati prima del 7 marzo 2015?
Per i lavoratori assunti con un contratto di lavoro a tempo indeterminato prima del 7 marzo 2015, il regime di tutele è più articolato e prevede diverse possibilità a seconda della gravità del vizio del licenziamento.
Le principali forme di protezione sono:
- Tutela Reintegra Piena: Si applica nei casi più gravi, come licenziamenti nulli - perché discriminatori, ritorsivi o per causa di matrimonio - o quando il fatto contestato al lavoratore è palesemente insussistente. In questo caso, il giudice ordina il reintegro nel posto di lavoro e il pagamento di un risarcimento pari a tutte le retribuzioni perse, con un minimo di 5 mensilità.
- Tutela Indennitaria Forte: In caso di licenziamento illegittimo per assenza di un giustificato motivo oggettivo, il giudice può condannare il datore di lavoro al solo pagamento di un'indennità risarcitoria. Questa indennità è compresa tra un minimo di 12 e un massimo di 24 mensilità.
- Tutela Indennitaria Ridotta: Si applica quando il licenziamento è inefficace per vizi di forma o di procedura. Anche in questo scenario non è previsto il reintegro, ma il pagamento di un'indennità risarcitoria compresa tra 6 e 12 mensilità.
E per i contratti stipulati dopo il 7 marzo 2015?
Per i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015, si applica la disciplina del cosiddetto "contratto a tutele crescenti", introdotta dal Jobs Act - D.Lgs. 23/2015.
In questo regime, il reintegro nel posto di lavoro è un'eccezione, prevista solo per i licenziamenti nulli e discriminatori.
Nella maggior parte degli altri casi di licenziamento illegittimo, la tutela consiste in un indennizzo economico certo e crescente con l'anzianità di servizio. Nello specifico, il lavoratore ha diritto a un'indennità pari a 2 mensilità dell'ultima retribuzione per ogni anno di servizio.
L'importo di questo indennizzo non può comunque essere inferiore a 4 mensilità né superiore a 24 mensilità.
Cosa succede in caso di licenziamento per giusta causa illegittimo?
Anche in questo caso, la tutela dipende dalla data di assunzione.
Se il lavoratore è stato assunto prima del 7 marzo 2015 e il giudice accerta che il fatto contestato non sussiste, si applica la Tutela Reintegra Piena, con reintegro e risarcimento.
Se invece il lavoratore è stato assunto dopo tale data, l'insussistenza del fatto contestato porta, di regola, all'applicazione della tutela indennitaria crescente, senza reintegro.
L'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è lo stesso della legge 68/99 sulle categorie protette?
No, è fondamentale non confonderli. Si tratta di due norme completamente diverse.
L'articolo 18 della Legge 300/1970 riguarda le tutele contro i licenziamenti illegittimi per la generalità dei lavoratori.
L'articolo 18 della Legge 68/99, invece, si occupa di aspetti specifici legati al collocamento mirato e all'assunzione delle persone appartenenti alle categorie protette.
In caso di licenziamento disciplinare si ha diritto alla NASpI?
Sì. Il licenziamento, anche se avvenuto per motivi disciplinari o per giusta causa, costituisce una perdita involontaria del posto di lavoro.
Pertanto, il lavoratore licenziato per motivi disciplinari ha pieno diritto a presentare la domanda per ottenere l'indennità di disoccupazione NASpI, a patto di possedere tutti gli altri requisiti contributivi e lavorativi richiesti dalla legge.
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