Ricevere una lettera di licenziamento può essere un'esperienza destabilizzante e spesso sorgono dubbi sulla sua legittimità. Se pensi che il tuo licenziamento sia ingiusto o presenti delle irregolarità, in questa guida troverai un fac simile della lettera di impugnazione, una spiegazione chiara della procedura e i termini perentori da rispettare.
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Come si scrive una lettera di impugnazione del licenziamento?
La prima fase per contestare un licenziamento è l'invio di una comunicazione formale all'azienda. Questa lettera, detta impugnazione stragiudiziale, deve manifestare in modo chiaro e inequivocabile la volontà di opporsi al provvedimento ricevuto.
Non è necessario indicare già in questa fase i motivi specifici della contestazione, ma è fondamentale che la comunicazione sia inviata tramite un metodo che ne attesti la data di spedizione e di ricezione, come una raccomandata con avviso di ricevimento o una PEC - Posta Elettronica Certificata.
Di seguito trovi un modello base che puoi adattare:
[Il tuo Nome Cognome] [Il tuo indirizzo] [CAP, Città] [Codice Fiscale]
Spett.le [Nome dell'Azienda] [Indirizzo dell'Azienda] [CAP, Città] [Partita IVA]
A mezzo Raccomandata A/R oppure via PEC a: [indirizzo pec azienda]
Oggetto: Impugnazione del licenziamento comunicato in data [inserire data di ricezione della lettera di licenziamento]
Io sottoscritto/a [Nome Cognome], con la presente intendo formalmente impugnare il licenziamento che mi è stato comunicato con Vostra lettera del [data della lettera di licenziamento], ricevuta in data [data di ricezione della lettera].
Ritengo infatti il provvedimento espulsivo illegittimo, ingiusto e/o inefficace e con la presente manifesto la mia totale indisponibilità ad accettarlo.
Vi comunico inoltre la mia intenzione di agire nelle sedi più opportune per la tutela di ogni mio diritto.
Distinti saluti.
Luogo, [data di invio]
Firma [Nome Cognome]
Qual è la procedura da seguire per impugnare un licenziamento?
L'iter per contestare un licenziamento si articola principalmente in due fasi, una fuori dal tribunale e una, eventuale, in tribunale.
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Fase stragiudiziale: consiste nell'invio della lettera di impugnazione, come quella del fac simile, entro 60 giorni dalla ricezione del licenziamento. Questo atto è indispensabile per interrompere i termini e manifestare formalmente la propria opposizione.
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Fase giudiziale: se l'azienda non ritira il licenziamento o non si raggiunge un accordo, il lavoratore ha 180 giorni di tempo - a partire dalla data di invio dell'impugnazione stragiudiziale - per depositare il ricorso presso il Tribunale del Lavoro.
Quali sono i termini per impugnare un licenziamento?
Rispettare le scadenze è fondamentale, pena la perdita del diritto di contestare il provvedimento. I termini da ricordare sono perentori e non ammettono deroghe.
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60 giorni: è il tempo massimo a disposizione del lavoratore, dal momento in cui riceve la comunicazione di licenziamento, per inviare la lettera di impugnazione stragiudiziale.
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180 giorni: è il tempo massimo che intercorre dall'invio della lettera di impugnazione per depositare il ricorso in tribunale e avviare la causa vera e propria.
Il mancato rispetto anche solo di una di queste scadenze rende il licenziamento definitivo e non più contestabile.
Per quali motivi si può impugnare un licenziamento?
Un licenziamento può essere contestato per diverse ragioni, che riguardano sia il merito del provvedimento sia eventuali vizi nella procedura con cui è stato comunicato. Le cause più comuni includono:
- Licenziamento discriminatorio, ritorsivo o nullo, ad esempio se legato a motivi di genere, credo politico, oppure intimato durante il matrimonio o la maternità.
- Assenza di una giusta causa - un fatto talmente grave da non consentire la prosecuzione neanche temporanea del rapporto - o di un giustificato motivo, sia esso soggettivo - un notevole inadempimento del lavoratore - sia oggettivo - legato a ragioni produttive e organizzative.
- Vizi di forma, come la mancata comunicazione scritta del licenziamento o l'assenza dei motivi nella lettera.
- Licenziamento orale, che per legge è considerato nullo.
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