Subire un licenziamento che si ritiene ingiustificato è un'esperienza complessa e stressante, che genera dubbi sui propri diritti e sulle tutele previste dalla legge. Sapere a quanto ammonta un eventuale risarcimento è fondamentale per decidere come procedere.
In questo articolo troverai una guida chiara sulle tutele previste e, in particolare, sul calcolo delle mensilità di risarcimento che potrebbero spettarti. Per avere certezze sulla tua situazione specifica e valutare i passi da compiere, puoi cliccare il bottone che trovi qui sopra per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti illegittimi e relative richieste di risarcimento.
Quante mensilità spettano per un licenziamento illegittimo?
Il numero di mensilità previste come risarcimento per un licenziamento illegittimo non è fisso, ma varia in base a diversi fattori chiave, tra cui la data di assunzione del lavoratore e le dimensioni dell'azienda.
In generale, l'indennità è commisurata all'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR. L'importo può variare da un minimo di 2,5 o 5 mensilità fino a un massimo che, a seconda dei casi, può arrivare a 12, 24 o anche 36 mensilità.
Come si calcola il risarcimento per un licenziamento illegittimo?
Il calcolo del risarcimento dipende principalmente dal regime di tutele applicabile, che è diverso per i lavoratori assunti prima o dopo il 7 marzo 2015 - data di entrata in vigore del Jobs Act.
Per i lavoratori assunti prima di tale data, si applica principalmente l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che prevede tutele più forti, inclusa la reintegrazione nel posto di lavoro.
Per i lavoratori assunti dopo, il cosiddetto contratto a tutele crescenti prevede un'indennità risarcitoria che aumenta in proporzione all'anzianità di servizio maturata in azienda.
Cosa spetta al lavoratore licenziato senza giusta causa?
Un lavoratore che subisce un licenziamento illegittimo ha diritto a una tutela che può essere di due tipi:
- Tutela reintegratoria: In alcuni casi specifici, come il licenziamento discriminatorio o se viene dimostrata l'insussistenza del fatto contestato, il giudice può ordinare al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel suo posto di lavoro. A questo si aggiunge un risarcimento del danno, che non può essere inferiore a cinque mensilità dell'ultima retribuzione.
- Tutela indennitaria: Quando non è prevista la reintegrazione, al lavoratore spetta un'indennità economica risarcitoria. L'importo di questa indennità è stabilito dal giudice tenendo conto della gravità della violazione, dell'anzianità di servizio e delle dimensioni aziendali.
Quali sono le conseguenze di un licenziamento ingiustificato?
La conseguenza principale per il datore di lavoro è l'obbligo di risarcire il danno subito dal dipendente. Questo può avvenire tramite il pagamento di un'indennità economica o, nei casi più gravi e a determinate condizioni, attraverso l'ordine del giudice di reintegrare il lavoratore.
Per il lavoratore, la conseguenza è il diritto a ricevere tale risarcimento e, se applicabile, a essere riammesso in servizio, oltre al diritto di percepire l'indennità di disoccupazione NASpI durante il periodo di inattività.
Qual è il risarcimento per un licenziamento illegittimo con meno di 15 dipendenti?
Nelle aziende con meno di 15 dipendenti - o meno di 5 se agricole - le tutele sono differenti e generalmente non è prevista la reintegrazione nel posto di lavoro, salvo casi eccezionali come il licenziamento discriminatorio o nullo.
In queste realtà, la tutela è quasi sempre di tipo economico. Al lavoratore spetta un'indennità risarcitoria che va da un minimo di 2,5 a un massimo di 6 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, a cui si possono aggiungere ulteriori mensilità in base all'anzianità di servizio.
Quanti soldi si possono chiedere per danni morali?
Oltre all'indennità risarcitoria legata alla perdita del posto di lavoro, in alcune situazioni è possibile richiedere un risarcimento per il danno non patrimoniale, o danno morale.
Questo avviene quando il licenziamento ha leso la dignità, la reputazione o la salute psicofisica del lavoratore. Non esiste un importo fisso: la quantificazione del danno morale viene stabilita dal giudice, che valuta la gravità del pregiudizio subito dalla persona.
Quali sono alcuni esempi di licenziamento ingiusto?
Un licenziamento può essere considerato ingiusto o illegittimo per diverse ragioni. Ecco alcuni esempi comuni:
- Licenziamento discriminatorio, basato su sesso, razza, religione, opinioni politiche o condizioni personali del lavoratore.
- Licenziamento privo di giusta causa, quando il fatto contestato al dipendente non è così grave da giustificare l'interruzione immediata del rapporto di lavoro.
- Licenziamento privo di giustificato motivo soggettivo, se il comportamento del lavoratore, pur essendo una violazione, non è abbastanza grave per un licenziamento.
- Licenziamento privo di giustificato motivo oggettivo, quando le ragioni economiche o organizzative addotte dall'azienda non sono reali o dimostrabili.
Cosa fare se si viene licenziati ingiustamente?
La prima e più importante cosa da fare è impugnare il licenziamento. La legge prevede tempi molto stretti per agire: la comunicazione di impugnazione, solitamente una lettera inviata tramite un legale, deve essere spedita al datore di lavoro entro 60 giorni dalla ricezione della lettera di licenziamento.
Agire tempestivamente è cruciale per non perdere il diritto di far valere le proprie ragioni in tribunale.
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