Se sospetti che il tuo licenziamento non sia avvenuto per motivi oggettivi ma come reazione a un tuo comportamento legittimo, potresti trovarti di fronte a un caso di licenziamento ritorsivo. Comprendere di cosa si tratta e quali sono i tuoi diritti è il primo passo per tutelarti.
In questo articolo vedremo insieme alcuni esempi concreti e cosa prevede la legge in queste situazioni. Per affrontare la situazione con la dovuta preparazione, puoi cliccare il bottone che trovi qui sopra per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti ritorsivi.
Quando un licenziamento è considerato ritorsivo?
Un licenziamento è definito ritorsivo quando rappresenta l'unica e determinante ragione che ha spinto il datore di lavoro a interrompere il rapporto di lavoro.
In pratica, si tratta di una forma di recesso illecita e quindi nulla, perché usata come una vendetta o una punizione nei confronti del dipendente che ha esercitato un proprio diritto.
Quali sono i principali esempi di licenziamento ritorsivo?
La casistica è ampia, ma i motivi che più frequentemente portano a un licenziamento di natura ritorsiva includono la reazione del datore di lavoro a un dipendente che:
- Rivendica i propri diritti economici, come il pagamento di stipendi arretrati, indennità dovute o il versamento di straordinari non pagati.
- Chiede il rispetto delle tutele previste dalla legge, ad esempio quelle sulla sicurezza sul lavoro, o si rifiuta di svolgere mansioni pericolose o illecite.
- Denuncia irregolarità o fenomeni di mobbing all'interno dell'azienda, un'azione conosciuta anche come whistleblowing.
- Avvia un'azione legale contro l'azienda per questioni legate al rapporto di lavoro.
- Si assenta dal lavoro per fruire di permessi legittimi, come quelli previsti dalla Legge 104, il congedo di maternità, paternità, matrimoniale o per malattia.
- Esercita la propria libertà sindacale, per esempio aderendo a uno sciopero o svolgendo attività di rappresentanza per i colleghi.
Cosa si può fare in caso di licenziamento ritorsivo?
Un licenziamento ritorsivo è considerato nullo dalla legge, indipendentemente dal numero di dipendenti dell'azienda.
Questo significa che il lavoratore ha diritto a essere reintegrato nel suo posto di lavoro. Inoltre, ha diritto a ricevere un risarcimento integrale per il danno subito, che corrisponde a tutte le retribuzioni perse dal giorno del licenziamento fino a quello della reintegra.
L'onere della prova, tuttavia, spetta al lavoratore. Sarà lui a dover dimostrare in giudizio che il licenziamento è stato motivato unicamente da un intento vendicativo, fornendo prove come documenti, email o testimonianze di colleghi.
Qual è il risarcimento per un licenziamento ritorsivo?
Come accennato, la conseguenza principale della nullità del licenziamento è il diritto del lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro.
A questo si aggiunge il risarcimento del danno, che copre l'intero periodo dal licenziamento alla reintegra effettiva. Il datore di lavoro sarà inoltre tenuto a versare i contributi previdenziali e assistenziali per tutto il periodo di estromissione illegittima.
Un licenziamento ritorsivo dà diritto alla NASpI?
Sì, poiché il licenziamento, sebbene illegittimo, costituisce una perdita involontaria del posto di lavoro, il lavoratore ha diritto a presentare domanda per l'indennità di disoccupazione NASpI, in attesa che venga accertata la natura ritorsiva del recesso.
Qualora il giudice disponga la reintegra, le somme percepite a titolo di NASpI dovranno essere restituite all'INPS.
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