Licenziamento giusta causa: quante mensilità e cosa spetta

    Parla con un avvocato del lavoro.

    • Risposta in un minuto
    • Prima chiamata gratuita
    • Costo chiaro fin dall’inizio
    Parla con un avvocato

    Se stai affrontando una situazione lavorativa complessa o temi un'interruzione del rapporto di lavoro, potresti sentirti confuso riguardo ai tuoi diritti. È una reazione del tutto normale. In questo articolo troverai risposte chiare e ordinate su cosa prevede la legge in caso di licenziamento per giusta causa, quante mensilità sono previste e come tutelarti se è il datore di lavoro a essere inadempiente.

    Per affrontare la situazione con sicurezza ed evitare errori che potrebbero compromettere i tuoi diritti, potresti voler cliccare il bottone che trovi qui sopra. Ti permetterà di parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in materia di licenziamenti per giusta causa.

    Quante mensilità spettano per un licenziamento per giusta causa?

    In caso di licenziamento per giusta causa legittimo, il lavoratore non ha diritto ad alcuna indennità risarcitoria, né al preavviso.

    Questo tipo di licenziamento, infatti, è la sanzione più grave prevista dal nostro ordinamento e scatta solo in presenza di una mancanza talmente grave da parte del dipendente da non consentire la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro.

    Tuttavia, il lavoratore mantiene il diritto a ricevere le cosiddette spettanze di fine rapporto.

    È possibile dare le dimissioni per giusta causa e cosa spetta?

    Sì, la situazione si inverte se è il datore di lavoro a commettere una grave inadempienza. Un caso tipico è il mancato pagamento dello stipendio.

    La giurisprudenza e l'INPS considerano legittime le dimissioni per giusta causa quando il datore di lavoro non paga lo stipendio per almeno due o tre mensilità.

    In questo scenario, il lavoratore ha il diritto di interrompere immediatamente il rapporto di lavoro, senza quindi dover rispettare il periodo di preavviso, e può accedere all'indennità di disoccupazione NASpI.

    Come si presentano le dimissioni per giusta causa per mancato pagamento?

    Per tutelare i tuoi diritti e non rischiare di perdere l'accesso alla NASpI, è fondamentale seguire una procedura precisa.

    • Inviare un sollecito formale: prima di dimetterti, devi inviare una diffida scritta al datore di lavoro, tramite PEC o raccomandata A/R. Nella comunicazione devi indicare le mensilità non pagate e fissare un termine ultimo per il saldo, di solito 15 giorni, avvisando che in caso contrario considererai risolto il rapporto.
    • Inviare le dimissioni telematiche: se il pagamento non arriva entro il termine, puoi procedere con le dimissioni. La procedura va completata online tramite il portale del Ministero del Lavoro. È cruciale selezionare "dimissioni per giusta causa" e indicare come motivazione il mancato pagamento degli stipendi.
    • Richiedere la NASpI: una volta presentate le dimissioni, puoi fare domanda di disoccupazione all'INPS. Dovrai allegare la copia della diffida inviata, la ricevuta di consegna della stessa e la ricevuta telematica delle dimissioni.

    Per ricevere un aiuto concreto e gratuito nella gestione di questi passaggi, puoi rivolgerti a un patronato o a un sindacato.

    Cosa spetta di diritto al termine del rapporto di lavoro?

    Indipendentemente dalla causa che ha portato alla fine del rapporto di lavoro - sia essa un licenziamento o le dimissioni - al lavoratore spettano sempre le cosiddette competenze di fine rapporto, che includono:

    • Il Trattamento di Fine Rapporto, o TFR.
    • Le ferie e i permessi maturati e non goduti.
    • I ratei della tredicesima e, se prevista, della quattordicesima mensilità.
    • L'ultima busta paga per il lavoro svolto.

    Cosa significano le indennità da 15 o 36 mensilità?

    Queste cifre non si riferiscono a un licenziamento legittimo, ma a un risarcimento che può essere stabilito da un giudice nel caso in cui il licenziamento venga impugnato e dichiarato illegittimo.

    L'importo del risarcimento varia in base a diversi fattori, come le dimensioni dell'azienda, l'anzianità di servizio del lavoratore e la gravità della violazione commessa dal datore di lavoro.

    Quanto si può chiedere di buonuscita?

    La buonuscita, o incentivo all'esodo, non è un diritto automatico. Si tratta di una somma di denaro che viene concordata tra lavoratore e datore di lavoro, solitamente in sede di conciliazione, per chiudere il rapporto in modo consensuale ed evitare una possibile causa in tribunale.

    L'importo è quindi frutto di una libera negoziazione tra le parti e non esiste un calcolo standard per definirlo.

    Parla con un avvocato del lavoro.

    • Risposta in un minuto
    • Prima chiamata gratuita
    • Costo chiaro fin dall’inizio
    Parla con un avvocato