Ricevere una comunicazione di sospensione dal lavoro, o peggio, di licenziamento, può essere un'esperienza destabilizzante che genera dubbi e incertezze sul proprio futuro. In questo articolo, faremo chiarezza sulle differenze tra questi due provvedimenti, sulle procedure che il datore di lavoro è tenuto a rispettare e sui tuoi diritti.
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Cosa succede se si viene sospesi dal lavoro?
La sospensione dal lavoro e il licenziamento non sono la stessa cosa. È fondamentale capire che si tratta di due provvedimenti disciplinari distinti, con finalità e conseguenze molto diverse.
La sospensione è una misura temporanea che allontana il lavoratore dal posto di lavoro per un periodo definito, ma non interrompe definitivamente il rapporto. Il licenziamento, al contrario, è la sanzione più grave e pone fine al contratto di lavoro.
Quali tipi di sospensione dal lavoro esistono?
Esistono principalmente due categorie di sospensione, che non vanno confuse tra loro.
- Sospensione disciplinare: è una vera e propria sanzione, applicata per infrazioni che non sono così gravi da giustificare un licenziamento. Di norma, non può superare i 10 giorni lavorativi - salvo diverse indicazioni dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, o CCNL - e comporta la perdita della retribuzione.
- Sospensione cautelare: non è una sanzione, ma un provvedimento provvisorio. Il datore di lavoro la adotta per allontanare il lavoratore mentre vengono accertati i fatti relativi a una grave mancanza, come un furto o un'aggressione. Serve a tutelare l'azienda in attesa che si concluda il procedimento disciplinare.
Durante la sospensione dal lavoro si viene pagati?
Nel caso della sospensione disciplinare, la risposta è no. Essendo una sanzione conservativa, prevede la perdita della retribuzione per tutti i giorni in cui non si lavora.
Questo è uno degli effetti principali del provvedimento, insieme all'impossibilità di accedere al luogo di lavoro.
Qual è la procedura che il datore di lavoro deve obbligatoriamente seguire?
Prima di poter applicare una sanzione più grave di un semplice rimprovero verbale - quindi sia la sospensione che il licenziamento - l'azienda deve seguire una procedura precisa, stabilita dall'Art. 7 dello Statuto dei Lavoratori.
- Contestazione scritta: l'azienda deve inviare una lettera formale al lavoratore, descrivendo in modo specifico e dettagliato i fatti che gli vengono contestati.
- Diritto di difesa: dal momento in cui riceve la lettera, il lavoratore ha 5 giorni di tempo, o un termine più lungo se previsto dal suo CCNL, per presentare le proprie giustificazioni scritte o per chiedere di essere ascoltato di persona, potendo farsi assistere da un rappresentante sindacale.
- Applicazione del provvedimento: solo dopo aver ricevuto e valutato le giustificazioni del lavoratore, o una volta trascorsi i 5 giorni, l'azienda può comunicare la sua decisione finale e applicare la sanzione di sospensione o di licenziamento.
Un licenziamento comunicato senza aver rispettato questa procedura è da considerarsi illegittimo.
La sospensione può trasformarsi in un licenziamento?
Sì. Al termine della procedura di accertamento dei fatti, soprattutto dopo una sospensione cautelare, il datore di lavoro può decidere di applicare la sanzione più grave, ovvero il licenziamento disciplinare.
Questo può avvenire in due modi:
- Per giusta causa: è il cosiddetto licenziamento "in tronco", senza preavviso, che avviene quando il lavoratore commette una mancanza talmente grave da ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia e non consentire la prosecuzione del rapporto, neanche per un giorno.
- Per giustificato motivo soggettivo: avviene a causa di notevoli inadempienze degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore, ma meno gravi rispetto alla giusta causa. In questo caso, il licenziamento avviene con preavviso.
Chi viene licenziato per motivi disciplinari ha diritto alla NASpI?
Sì. Anche in caso di licenziamento per motivi disciplinari, inclusi quelli per giusta causa, il lavoratore si trova in uno stato di disoccupazione involontaria e ha quindi il diritto di presentare la domanda per ottenere la NASpI, l'indennità di disoccupazione erogata dall'INPS.
Le uniche tipologie di licenziamento che non danno diritto alla NASpI sono quelle legate a una scelta volontaria del lavoratore, come le dimissioni.
Come può tutelarsi il lavoratore se ritiene il provvedimento ingiusto?
Se un lavoratore ritiene che la sospensione o il licenziamento siano illegittimi, sproporzionati rispetto ai fatti contestati o del tutto immotivati, ha il diritto di difendersi.
Per farlo, deve impugnare il provvedimento entro 60 giorni dalla data in cui ha ricevuto la comunicazione scritta. L'impugnazione può essere gestita tramite un sindacato o con l'assistenza di un avvocato esperto in diritto del lavoro.
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