Subire un licenziamento che si ritiene ingiusto può essere un'esperienza complessa e destabilizzante. La legge, tuttavia, prevede diversi strumenti di protezione per il lavoratore. In questo articolo esploreremo in dettaglio la tutela reale attenuata, una delle garanzie previste dalla normativa, per capire esattamente in cosa consiste e in quali circostanze trova applicazione.
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Cos'è la tutela reale attenuata?
La tutela reale attenuata è una forma di garanzia contro i licenziamenti illegittimi che ordina al datore di lavoro di reintegrare il dipendente, ma con un risarcimento economico limitato rispetto alla tutela reale piena.
Le sue caratteristiche principali sono:
- Reintegrazione: il lavoratore ha diritto a essere riammesso nel suo posto di lavoro.
- Risarcimento limitato: al lavoratore è dovuta un'indennità risarcitoria, calcolata dal giorno del licenziamento a quello dell'effettiva reintegrazione, che non può comunque superare le 12 mensilità della retribuzione.
- Contributi: il datore di lavoro è tenuto a versare i contributi previdenziali e assistenziali per tutto il periodo che intercorre tra il giorno del licenziamento e quello della reintegrazione.
Quando si applica?
Questa forma di tutela, prevista dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, si applica in casi specifici di licenziamento disciplinare ritenuto illegittimo dal giudice.
Le situazioni più comuni in cui scatta la tutela attenuata sono:
- Quando viene accertata la "manifesta insussistenza" del fatto materiale contestato al lavoratore, che ha portato al licenziamento.
- Quando il fatto contestato, pur essendo sussistente, rientra in una delle condotte per cui il contratto collettivo applicato prevede una sanzione conservativa - come un'ammonizione o una sospensione - e non il licenziamento.
- In alcuni casi di licenziamento per inidoneità fisica o psichica del lavoratore, qualora vengano violate le norme sulla conservazione del posto di lavoro.
Qual è la differenza tra tutela reale piena e attenuata?
La differenza fondamentale risiede nel tipo di illegittimità del licenziamento e, di conseguenza, nell'entità del risarcimento economico riconosciuto al lavoratore.
La tutela reale piena si applica ai casi più gravi di licenziamento, come quelli nulli perché discriminatori, ritorsivi o comunicati in forma orale. In questi casi, oltre alla reintegrazione, è previsto un risarcimento pieno, corrispondente a tutte le mensilità perse dal giorno del licenziamento fino alla reintegra, con un minimo garantito di 5 mensilità.
La tutela reale attenuata, invece, si applica ai licenziamenti annullabili, ovvero quelli che presentano un difetto di giustificazione - come nei casi visti sopra. Prevede sempre la reintegrazione, ma con un'indennità risarcitoria limitata a un massimo di 12 mensilità.
E per i lavoratori assunti con il jobs act?
Una novità importante è arrivata da due sentenze della Corte Costituzionale - la 128 e la 129 del 2024.
Queste decisioni hanno stabilito che la tutela reintegratoria attenuata deve essere estesa anche ai lavoratori assunti con contratto a tutele crescenti dopo il 7 marzo 2015, nel caso in cui il giudice accerti l'insussistenza del fatto materiale posto alla base del licenziamento disciplinare.
Che differenza c'è tra tutela reale e tutela risarcitoria?
La distinzione principale riguarda l'obiettivo della protezione.
La tutela reale - sia essa piena o attenuata - mira a ripristinare il rapporto di lavoro attraverso la reintegrazione del dipendente nel suo posto.
La tutela risarcitoria - o indennitaria - invece, non prevede il ritorno in azienda. In questi casi, il giudice riconosce al lavoratore esclusivamente un indennizzo economico, la cui entità varia in base a diversi fattori, come l'anzianità di servizio e le dimensioni dell'impresa.
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