Superata la soglia dei 15 dipendenti cambiano diverse tutele per chi lavora. In caso di licenziamento le conseguenze per l’azienda diventano più incisive e, per chi è stato assunto dal 7 marzo 2015, l’indennità può andare da 6 a 36 mensilità del riferimento TFR, con possibili ipotesi di reintegra nei casi più gravi. Scattano inoltre diritti sindacali più ampi, obblighi di sicurezza e, in molti settori, l’accesso ad ammortizzatori come la CIGS.
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Che cosa cambia quando l’azienda supera i 15 dipendenti?
La tutela contro il licenziamento si rafforza e in alcuni casi può arrivare alla reintegra. Aumentano anche i diritti sindacali e gli obblighi in materia di salute e sicurezza, oltre all’accesso a determinati ammortizzatori sociali.
In sintesi per chi lavora:
- Licenziamenti. Per chi è stato assunto dal 7 marzo 2015, un licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo comporta un’indennità da 6 a 36 mensilità, determinata dal giudice. Nei soli vizi formali l’indennità va da 2 a 12 mensilità.
- Reintegra nei casi più gravi. In caso di licenziamento discriminatorio, nullo oppure orale, la tutela reintegratoria opera a prescindere dalle dimensioni, sia per i rapporti più recenti sia per quelli anteriori, come previsto per i casi di nullità e dal regime per i lavoratori a tutele crescenti, con riferimento rispettivamente a queste regole e a queste.
- Diritti sindacali. Nelle imprese industriali e del commercio con più di 15 addetti per sede spetta il diritto di assemblea retribuita fino a 10 ore all’anno.
- Salute e sicurezza. Con più di 15 dipendenti è obbligatoria la riunione periodica di prevenzione e protezione dai rischi almeno una volta l’anno, con verbale a disposizione dei partecipanti, in base a queste regole.
- Ammortizzatori sociali. In varie tipologie di imprese con media superiore a 15 dipendenti nel semestre precedente può essere attivata la CIGS, secondo quanto previsto per i datori rientranti nell’ambito indicato da queste disposizioni. Per i datori obbligati al FIS l’assegno di integrazione salariale è riconosciuto con durata massima di 13 settimane fino a 5 dipendenti e 26 settimane oltre i 5, secondo queste regole.
- Collocamento mirato. Dai 15 ai 35 dipendenti l’organico deve includere almeno una persona appartenente alle categorie protette, secondo le quote di riserva. Le violazioni comportano sanzioni amministrative previste da queste disposizioni. Il quadro occupazionale e le eventuali scoperte vanno indicati nel prospetto informativo da inviare in via telematica entro il 31 gennaio quando vi sono variazioni, secondo le istruzioni riportate in questa pagina del Ministero del lavoro.
Come si conta il numero dei dipendenti per queste tutele?
Per le tutele sul licenziamento la soglia si considera superata quando il datore occupa più di 15 dipendenti in ciascuna sede o nello stesso comune, oppure più di 60 dipendenti complessivamente, come indicato in queste regole. Per il settore agricolo valgono limiti più bassi per alcune garanzie sindacali.
Per il collocamento mirato la base di computo e le esclusioni sono definite dalla disciplina sulle quote di riserva. Sono inclusi i part time pro quota ed esistono esclusioni per specifiche tipologie di rapporto, secondo queste disposizioni.
Licenziamento in un’azienda con più di 15 dipendenti: quali sono le tutele?
Per chi è stato assunto dal 7 marzo 2015, se manca la giusta causa o il giustificato motivo spetta un’indennità compresa tra 6 e 36 mensilità, determinata dal giudice. Se il vizio riguarda solo la forma o la procedura, l’indennità è da 2 a 12 mensilità.
Per i rapporti più risalenti la tutela dipende dal tipo di illegittimità e può comprendere una tutela reintegratoria o economica in base alle previsioni vigenti nel tempo. Nelle aziende con dimensioni inferiori, le conseguenze economiche sono ridotte in applicazione delle regole che differenziano gli importi per i datori sotto soglia, secondo queste previsioni e per i rapporti antecedenti al 2015 secondo queste.
Ricorda che i casi di discriminazione, nullità del recesso o licenziamento orale portano alla reintegra a prescindere dalle dimensioni, come previsto in queste norme generali e per i rapporti a tutele crescenti in queste.
Devo fare qualcosa subito se ricevo una lettera di licenziamento?
Sì. Per far valere i propri diritti, chi è licenziato deve impugnare il licenziamento entro 60 giorni e, nei successivi 180 giorni, depositare il ricorso giudiziale o avviare un tentativo di conciliazione o arbitrato, sempre secondo queste tempistiche. Rispettare i termini è decisivo per non perdere la tutela.
Ho diritto alla NASpI se vengo licenziato in un’azienda con più di 15 dipendenti?
Sì. La NASpI spetta in caso di perdita involontaria del lavoro, anche per licenziamento disciplinare o per giusta causa comminata dal datore, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda, se sono rispettati i requisiti previsti e viene presentata la domanda nei termini indicati nella pagina INPS dedicata alla perdita involontaria del lavoro e ai requisiti. Non spetta in caso di dimissioni, salvo le dimissioni per giusta causa, che rientrano tra le ipotesi ammesse, come indicato sempre nella pagina INPS sulla NASpI.
Diritti sindacali sopra i 15 dipendenti
Nelle imprese industriali e del commercio con più di 15 lavoratori per unità produttiva è riconosciuto il diritto di assemblea retribuita fino a 10 ore annue, in orario di lavoro e nei limiti fissati dalla norma. Le assemblee possono svolgersi all’interno dell’unità produttiva, su materie di interesse sindacale e del lavoro. Per le imprese agricole valgono limiti più bassi in termini di addetti per l’accesso a tali diritti, secondo il campo di applicazione dei diritti sindacali.
Salute e sicurezza: la riunione periodica obbligatoria
Nelle realtà sopra i 15 dipendenti la riunione periodica di prevenzione e protezione dai rischi è obbligatoria almeno una volta all’anno, secondo questa previsione. Partecipano datore di lavoro, responsabile del servizio di prevenzione e protezione, medico competente se previsto e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Viene redatto un verbale che deve restare a disposizione dei partecipanti.
Collocamento mirato e categorie protette: che cosa significa per chi lavora
Dai 15 ai 35 dipendenti l’organico deve includere almeno una persona appartenente alle categorie protette, come indicato dalle quote di riserva. Se appartieni a queste categorie, l’obbligo può tradursi in reali opportunità occupazionali. Le aziende comunicano ogni anno la propria situazione, in caso di variazioni, con il prospetto informativo entro il 31 gennaio attraverso i canali indicati in questa pagina ministeriale. Le violazioni sono sanzionate secondo queste regole.
Ammortizzatori sociali: quando entra in gioco la CIGS e l’assegno ordinario FIS
In diversi settori la CIGS può essere attivata se la media dei dipendenti nel semestre precedente supera i 15, per le causali e i datori indicati in questa disciplina. Per i datori obbligati al FIS l’assegno di integrazione salariale è riconosciuto con durata massima di 13 settimane fino a 5 dipendenti e 26 settimane oltre i 5, in un biennio mobile, come previsto da queste norme. Ciò riguarda direttamente la busta paga del lavoratore nelle fasi di sospensione o riduzione dell’attività.
Cosa succede in pratica
Immagina un’azienda di servizi con 18 dipendenti. Una dipendente, assunta a tempo indeterminato il 1 giugno 2018, viene licenziata per giustificato motivo oggettivo, che il giudice accerta essere insussistente. La retribuzione di riferimento per il TFR è 1.850 euro mensili, l’anzianità è di 5 anni pieni.
- Con più di 15 dipendenti e assunzione successiva al 7 marzo 2015, l’indennità per licenziamento illegittimo è determinata dal giudice tra 6 e 36 mensilità.
- Esempio di liquidazione. Se il giudice riconosce 10 mensilità, l’importo è 10 per 1.850 euro uguale 18.500 euro, calcolate sulla retribuzione di riferimento per il TFR.
- Termini. Per ottenere il riconoscimento, la lavoratrice deve impugnare entro 60 giorni e, entro i successivi 180 giorni, depositare il ricorso o attivare una procedura stragiudiziale, come previsto dalle stesse regole.
Fonti: D.lgs. 23/2015 · Legge 300/1970 · D.lgs. 81/2008 · D.lgs. 148/2015 · Legge 68/1999 · Legge 604/1966 · Ministero del Lavoro
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