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    Indennità di licenziamento per giusta causa: cosa spetta

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    Il licenziamento per giusta causa rappresenta uno dei momenti più delicati e complessi nel rapporto di lavoro, poiché interrompe il legame in modo immediato e senza preavviso. Se stai affrontando questa situazione, è naturale avere dubbi su quali siano i tuoi diritti e cosa ti spetti economicamente. In questo articolo troverai una guida chiara sulle indennità e le spettanze previste dalla legge.

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    Cosa spetta a chi viene licenziato per giusta causa?

    Il licenziamento per giusta causa, previsto dall’articolo 2119 del codice civile, si verifica a seguito di una violazione talmente grave da parte del lavoratore da non consentire la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto.

    La conseguenza principale è l'interruzione immediata del contratto, senza il periodo di preavviso. Questo significa che non viene corrisposta la relativa indennità di mancato preavviso.

    Tuttavia, il lavoratore licenziato conserva il diritto a ricevere tutte le altre spettanze maturate fino al momento della cessazione del rapporto.

    Nello specifico, queste includono:

    • Il Trattamento di Fine Rapporto - TFR.
    • Il pagamento delle ferie e dei permessi non goduti.
    • Le mensilità o le ore di lavoro non ancora saldate.
    • L'indennità di disoccupazione NASpI, se si possiedono i requisiti.

    Esiste quindi un’indennità per licenziamento per giusta causa?

    È importante fare chiarezza. Quando si parla di "indennità di licenziamento", spesso ci si riferisce all'indennità sostitutiva del preavviso.

    In caso di licenziamento per giusta causa, questa specifica indennità non è dovuta, proprio perché la gravità del fatto commesso giustifica la cessazione immediata del rapporto.

    Il lavoratore, però, ha pieno diritto a ricevere le altre somme maturate, come il TFR, che rappresentano comunque una forma di liquidazione economica alla fine del contratto.

    Cosa paga l'azienda in caso di licenziamento per giusta causa?

    L'azienda è tenuta a corrispondere al lavoratore le cosiddette "spettanze di fine rapporto", calcolate fino all'ultimo giorno di lavoro effettivo.

    Queste comprendono:

    • Il Trattamento di Fine Rapporto - TFR - maturato lungo l'intera durata del rapporto di lavoro.
    • L'indennità per ferie e permessi maturati e non ancora fruiti.
    • I ratei della tredicesima e dell'eventuale quattordicesima mensilità.
    • Lo stipendio del mese in corso fino al giorno del licenziamento ed eventuali mensilità arretrate non ancora pagate.

    Chi viene licenziato per giusta causa ha diritto al TFR?

    Sì, il diritto al Trattamento di Fine Rapporto è sempre garantito.

    Il TFR è una somma di denaro che il lavoratore accumula durante la sua carriera lavorativa e che gli viene liquidata al momento della cessazione del contratto, indipendentemente dalla causa che ha portato alla sua conclusione.

    Chi viene licenziato per giusta causa ha diritto alla NASpI?

    Sì, il licenziamento per giusta causa non preclude l'accesso all'indennità di disoccupazione NASpI.

    Questo perché lo stato di disoccupazione è considerato involontario, un requisito fondamentale per poter richiedere e ottenere il sussidio erogato dall'INPS. Sarà comunque necessario soddisfare gli altri requisiti contributivi e lavorativi previsti dalla normativa.

    Quali sono i motivi per un licenziamento per giusta causa?

    La giusta causa si configura in presenza di comportamenti del lavoratore di gravità eccezionale, che ledono in modo irrimediabile il rapporto di fiducia con il datore di lavoro.

    Non esiste un elenco tassativo, ma gli esempi più comuni includono:

    • Furto di beni aziendali o di colleghi.
    • Violenza fisica o verbale sul luogo di lavoro.
    • Gravi atti illeciti compiuti anche al di fuori dell'orario di lavoro, ma che hanno un impatto negativo sull'immagine aziendale.
    • Rifiuto ingiustificato e reiterato di eseguire le mansioni assegnate.
    • Falsa malattia o infortunio.

    Come si calcola l'indennità risarcitoria se il licenziamento è illegittimo?

    Se il lavoratore ritiene che il licenziamento sia ingiusto e decide di impugnarlo, un giudice potrebbe dichiararlo illegittimo.

    In questo caso, il lavoratore ha diritto a un'indennità risarcitoria. Il calcolo di questa indennità dipende da vari fattori, come le dimensioni dell'azienda, l'anzianità di servizio e il regime di tutela applicabile.

    È rilevante una recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha stabilito come l'indennità per i lavoratori di piccole imprese non possa essere limitata a un massimo di sole sei mensilità, aprendo a risarcimenti più equi.

    Cosa significa l'indennità fino a 36 mensilità?

    Il riferimento a un'indennità massima di 36 mensilità riguarda principalmente il regime del contratto a tutele crescenti, applicabile ai lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015.

    In caso di licenziamento illegittimo, questo regime prevede un'indennità risarcitoria crescente con l'anzianità di servizio, con un tetto massimo fissato, appunto, a 36 mensilità della retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR.

    Quanto si può chiedere di buonuscita?

    La "buonuscita", o incentivo all'esodo, non è un'indennità prevista dalla legge, ma il risultato di un accordo economico tra l'azienda e il lavoratore.

    Spesso viene proposta dall'azienda per evitare una causa legale, specialmente se ci sono dubbi sulla legittimità del licenziamento. L'importo non è fisso, ma dipende dalla capacità di negoziazione delle parti, dalla solidità delle motivazioni del licenziamento e dal potenziale rischio economico che l'azienda affronterebbe in un giudizio.

    Hai ancora dubbi sull'indennità di licenziamento per giusta causa?

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