Questa guida spiega cos'è il licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo, dovuto a un comportamento del lavoratore. È utile a chi ha ricevuto una contestazione e rischia di perdere il lavoro per una sua colpa.
Chi riceve una lettera di contestazione o una lettera di licenziamento disciplinare deve capire in fretta se il comportamento contestato giustifica davvero la perdita del lavoro e cosa può fare per difendersi. In questa pagina trovi le norme che regolano giusta causa e giustificato motivo soggettivo, le scadenze da rispettare per impugnare il licenziamento e i casi in cui conviene farsi assistere.
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Cosa dice la legge sul licenziamento disciplinare?
Il licenziamento per giusta causa è disciplinato dall'articolo 2119 del Codice civile: si applica quando il comportamento del lavoratore è così grave da non permettere la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro. In questo caso il licenziamento è senza preavviso.
Il giustificato motivo soggettivo riguarda invece un inadempimento agli obblighi contrattuali meno grave, che non consente l'interruzione immediata: il datore deve comunque rispettare i termini di preavviso previsti dal contratto collettivo applicato.
Prima di licenziare per motivi disciplinari, il datore di lavoro deve seguire la procedura prevista dall'articolo 7 della legge 300/1970: contestare per iscritto l'addebito e permettere al lavoratore di presentare le proprie giustificazioni prima di decidere.
L'articolo 2106 del Codice civile impone inoltre che la sanzione sia proporzionata alla gravità del fatto contestato.
Quali termini contano dopo un licenziamento disciplinare?
- Almeno 5 giorni dalla contestazione scritta per presentare le tue giustificazioni: prima di allora il datore non può applicare la sanzione, come prevede l'articolo 7 della legge 300/1970.
- 60 giorni dalla ricezione della lettera di licenziamento per impugnarlo, anche con una comunicazione scritta, secondo l'articolo 6 della legge 604/1966.
- 180 giorni successivi per depositare il ricorso in tribunale o avviare il tentativo di conciliazione, come previsto dallo stesso articolo 6.
- 68 giorni dalla cessazione del rapporto per presentare la domanda di NASpI, secondo l'articolo 6 del decreto legislativo 22/2015.
Quando conviene parlare con un avvocato?
Vale la pena farsi assistere quando la contestazione sembra sproporzionata rispetto al fatto, quando il datore non ha rispettato la procedura dell'articolo 7, o quando i termini per impugnare stanno per scadere. Un avvocato può anche verificare se il licenziamento nasconde in realtà motivi economici, mascherati da ragioni disciplinari, oppure se manca la prova del comportamento contestato.
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