Se ti trovi in malattia e temi di poter subire un licenziamento, è utile sapere che la legge offre tutele precise per proteggere il lavoratore durante il suo stato di salute. Tuttavia, è altrettanto importante conoscere le eccezioni che possono giustificare un'interruzione del rapporto di lavoro. In questo articolo faremo chiarezza su quando un licenziamento per giusta causa durante la malattia può essere considerato legittimo, quali sono i motivi validi e quali i tuoi diritti.
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Quando si può licenziare un dipendente per malattia?
La legge, in linea generale, vieta il licenziamento di un lavoratore a causa del suo stato di salute, almeno fino a quando non viene superato il cosiddetto "periodo di comporto", cioè il limite massimo di giorni di assenza consentito dal contratto collettivo.
Tuttavia, il divieto non è assoluto. È possibile procedere con un licenziamento durante la malattia se la ragione non è l'assenza in sé, ma un comportamento del dipendente talmente grave da compromettere il rapporto di fiducia con l'azienda. In questo caso si parla di licenziamento per giusta causa, che ha effetto immediato e non richiede preavviso.
Quali sono i motivi per licenziare un dipendente durante la malattia?
Un licenziamento per giusta causa, anche se intimato mentre il lavoratore è assente per malattia, è legittimo solo in presenza di un grave illecito disciplinare. I motivi principali possono essere ricondotti a tre categorie:
- Gravi mancanze disciplinari: si tratta di azioni compiute dal lavoratore che violano i suoi doveri fondamentali, indipendentemente dal suo stato di salute.
- Falsa malattia: quando viene accertato che il lavoratore non soffre di alcuna patologia reale oppure ha presentato un certificato medico falso per assentarsi dal lavoro.
- Violazione degli obblighi di reperibilità: l'assenza ingiustificata e ripetuta del lavoratore dalla propria abitazione durante le fasce orarie previste per le visite mediche di controllo dell'INPS.
Quali sono alcuni esempi di licenziamento per giusta causa?
I fatti che possono portare a un licenziamento per giusta causa devono essere così gravi da non consentire la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto di lavoro. Alcuni esempi includono:
- Il furto di beni aziendali.
- Lo svolgimento di un'altra attività lavorativa, in nero o in concorrenza con l'azienda, che pregiudica o ritarda la guarigione.
- Una grave insubordinazione nei confronti dei superiori.
- La falsificazione di documenti, come un certificato medico.
È fondamentale che l'azienda segua la corretta procedura disciplinare, che prevede la contestazione scritta dei fatti e la possibilità per il lavoratore di presentare le proprie difese.
Quali sono le conseguenze di un licenziamento durante il periodo di comporto?
Se il licenziamento avviene per giusta causa, è efficace con effetto immediato. Questo significa che il rapporto di lavoro si interrompe nel momento stesso in cui il lavoratore riceve la comunicazione, a prescindere dal fatto che non sia ancora stato superato il periodo di comporto.
La giusta causa, infatti, si basa su un comportamento del lavoratore che lede la fiducia, un elemento diverso e indipendente dalla durata della malattia.
Chi viene licenziato per giusta causa in malattia ha diritto alla NASpI?
Sì, il licenziamento per giusta causa, anche se avvenuto durante il periodo di malattia, non preclude il diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI, purché si posseggano tutti gli altri requisiti previsti dalla legge, come quello contributivo e lavorativo.
Lo stato di disoccupazione, in questo caso, è involontario.
Quale tipo di licenziamento non dà diritto alla NASpI?
Generalmente, l'unico caso in cui non si ha diritto alla NASpI è quello delle dimissioni volontarie, a meno che non siano presentate per giusta causa - ad esempio per mancato pagamento dello stipendio - o durante il periodo tutelato di maternità.
Cosa succede quando si superano i 6 mesi di malattia?
Superare il periodo di comporto - la cui durata esatta è definita dai Contratti Collettivi Nazionali e non sempre corrisponde a 6 mesi - è una situazione diversa dalla giusta causa.
In questo caso, il datore di lavoro può licenziare il dipendente non per una colpa, ma per giustificato motivo oggettivo, legato all'impossibilità di proseguire il rapporto di lavoro a causa delle eccessive assenze. A differenza della giusta causa, questo tipo di licenziamento prevede il periodo di preavviso.
Quanto incide la malattia sulla disoccupazione?
I periodi di malattia, se indennizzati dall'INPS, sono coperti da contribuzione figurativa. Questa contribuzione è utile per raggiungere il requisito contributivo necessario per poter richiedere l'indennità di disoccupazione NASpI.
Cos'è il licenziamento silenzioso?
Il licenziamento silenzioso, o "quiet firing", non è una vera e propria procedura di licenziamento. Si tratta piuttosto di un insieme di comportamenti messi in atto dal datore di lavoro - come demansionamento, esclusione da progetti o mancate opportunità di crescita - con lo scopo di spingere il dipendente a dare le dimissioni volontarie.
Cosa cambia nel 2026 per la malattia?
In base a recenti discussioni legate alla Legge di Bilancio, si parla di possibili novità future riguardo la gestione dei congedi e dei permessi per malattia a partire dal 2026. Al momento, tuttavia, non ci sono modifiche confermate e la normativa di riferimento resta quella attuale.
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