Naspi e risoluzione consensuale sindacale: quando spetta?

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    Se ti trovi a valutare una risoluzione consensuale del tuo rapporto di lavoro e ti chiedi se avrai diritto alla NASpI, è importante sapere che non tutti gli accordi danno accesso all'indennità di disoccupazione. Esiste una procedura ben precisa che la legge riconosce come valida. In questo articolo vedremo insieme, in modo chiaro e semplice, quando questo tipo di accordo permette di ricevere l'assegno e quali sono le condizioni da rispettare per non commettere errori.

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    Quando la risoluzione consensuale dà diritto alla NASpI?

    La risposta è molto precisa: si ha diritto all'indennità di disoccupazione NASpI solo ed esclusivamente se la risoluzione consensuale avviene all'interno della procedura di conciliazione obbligatoria prevista per i licenziamenti per motivi economici.

    Questa procedura è regolata dall'articolo 7 della Legge 604/1966.

    In questo specifico contesto, l'accordo è considerato un'alternativa a un licenziamento che sarebbe comunque avvenuto. Per questa ragione, lo stato di disoccupazione che ne deriva viene considerato involontario e, di conseguenza, dà diritto alla prestazione dell'INPS.

    Quali sono le condizioni necessarie per ottenere la NASpI in questo caso?

    Affinché l'INPS riconosca il tuo diritto all'indennità, devono essere soddisfatte tutte le seguenti condizioni:

    • Procedura corretta: l'accordo deve essere siglato in una sede protetta, come quella sindacale o presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro, ma solo durante la specifica procedura di conciliazione per licenziamento economico.
    • Requisiti contributivi: è necessario possedere almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni che precedono l'inizio del periodo di disoccupazione.
    • Disponibilità al lavoro: devi presentare la Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro, la cosiddetta DID, al Centro per l'Impiego competente.

    Quando la risoluzione consensuale non dà diritto alla NASpI?

    È fondamentale conoscere anche i casi in cui, pur firmando un accordo in sede sindacale, la NASpI viene negata dall'INPS. I principali sono:

    • Aziende con meno di 15 dipendenti: per le realtà più piccole, la legge non prevede la procedura di conciliazione obbligatoria per licenziamenti economici. Di conseguenza, una risoluzione consensuale, anche se firmata in sede sindacale, non è equiparata a un licenziamento e non permette di accedere alla NASpI.
    • Accordi "ordinari": qualsiasi risoluzione consensuale firmata al di fuori del contesto della procedura di conciliazione ex art. 7 L. 604/1966 non è valida ai fini della NASpI, anche se l'accordo viene formalizzato in una sede protetta come quella sindacale.

    C’è differenza tra licenziamento e risoluzione consensuale?

    Sì, la differenza è sostanziale.

    Il licenziamento è un atto unilaterale, ovvero una decisione presa esclusivamente dal datore di lavoro per interrompere il rapporto.

    La risoluzione consensuale, invece, è un accordo bilaterale. In questo caso, datore di lavoro e lavoratore concordano insieme di porre fine al contratto di lavoro. Ai fini della NASpI, questo accordo è valido solo se si inserisce in un contesto che la legge considera equivalente a una disoccupazione involontaria.

    La conciliazione obbligatoria è quindi sempre necessaria per la NASpI?

    Sì, nel caso specifico di una risoluzione consensuale che possa dare accesso alla NASpI, la procedura di conciliazione obbligatoria prevista per il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è un requisito indispensabile e non aggirabile.

    Senza questo passaggio formale, l'accordo viene visto dall'INPS come una scelta volontaria del lavoratore di terminare il rapporto, e questo esclude il diritto all'indennità.

    Cosa comporta la risoluzione consensuale per il datore di lavoro?

    Per il datore di lavoro, raggiungere un accordo di risoluzione consensuale all'interno della procedura di conciliazione offre un grande vantaggio: evita i rischi, i costi e le incertezze di un possibile contenzioso legale che potrebbe derivare da un licenziamento.

    Tuttavia, anche in questo caso, l'azienda è tenuta a versare all'INPS il cosiddetto ticket di licenziamento, proprio perché la risoluzione è equiparata a un licenziamento ai fini dell'accesso del lavoratore alla NASpI.

    Come si gestisce la trattenuta sindacale sulla NASpI?

    La trattenuta sindacale sulla NASpI viene applicata quando, al momento della domanda, si è delegato un patronato o un'organizzazione sindacale a gestire la pratica.

    Se desideri interrompere questa trattenuta, devi presentare una richiesta di revoca della delega direttamente all'INPS. Puoi farlo online, accedendo con le tue credenziali al portale dell'Istituto, oppure recandoti di persona presso una sede territoriale INPS.

    L'importo della quota sindacale non è fisso, ma viene calcolato come una piccola percentuale sull'importo dell'indennità, in base agli accordi nazionali tra l'INPS e le sigle sindacali.

    Come si comunica all'INPS la sospensione della NASpI?

    La NASpI può essere sospesa in caso di nuova occupazione con un contratto di lavoro subordinato di durata non superiore a sei mesi.

    In questa situazione, hai l'obbligo di comunicare l'inizio della nuova attività lavorativa all'INPS entro cinque giorni. La comunicazione deve essere effettuata compilando e inviando telematicamente il modello NASpI-Com, disponibile sul sito dell'Istituto.

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