La buonuscita per licenziamento a tempo indeterminato non è una somma fissa dovuta per legge, ma un importo che si ottiene con un accordo tra te e il datore di lavoro. Serve a chiudere il rapporto di lavoro in modo definitivo, evitando una causa se il licenziamento è ingiusto.
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Cos'è la buonuscita per licenziamento?
La buonuscita è una somma di denaro che il datore di lavoro ti offre in aggiunta alle tue spettanze di fine rapporto, come il TFR. Questa somma serve a incentivarti a non fare causa contro il licenziamento.
Tecnicamente si chiama incentivo all'esodo o transazione. In cambio di questa somma, firmi un accordo con cui rinunci a impugnare il licenziamento e a qualunque altra richiesta legata al rapporto di lavoro.
Quando si ha diritto alla buonuscita?
Non esiste un diritto automatico alla buonuscita, perché è il risultato di una trattativa. Il datore di lavoro la propone di solito quando sa che il licenziamento è debole e potrebbe essere dichiarato illegittimo da un giudice.
Le situazioni più comuni in cui si negozia una buonuscita sono:
- licenziamento senza una giusta causa o un giustificato motivo validi;
- licenziamento con vizi di forma, per esempio se non ti è stato comunicato per iscritto;
- altre pretese che potresti avere, come il mancato pagamento di straordinari o un inquadramento non corretto.
A quanto ammonta la buonuscita?
L'importo della buonuscita non è fisso, ma si contratta caso per caso. Il valore della trattativa dipende soprattutto dal rischio che corre l'azienda se vai in tribunale e vinci la causa.
Più il licenziamento è ingiusto, maggiore è il risarcimento che un giudice potrebbe riconoscere, e quindi più alta sarà la buonuscita che puoi chiedere. L'importo si calcola tenendo conto dell'indennità che ti spetterebbe in caso di licenziamento illegittimo.
Quante mensilità spettano per un licenziamento illegittimo?
L'indennità varia in base alla data della tua assunzione e al numero di dipendenti dell'azienda. Per i lavoratori assunti con contratto a tutele crescenti, cioè dopo il 7 marzo 2015, la legge prevede un risarcimento basato sull'anzianità di servizio.
| Dimensione azienda | Indennità per licenziamento ingiustificato |
|---|---|
| Più di 15 dipendenti | Un'indennità da 6 a 36 mensilità |
| Fino a 15 dipendenti | L'indennità è dimezzata, con un minimo di 3 mensilità |
Una sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito che il giudice, nel decidere l'importo, deve considerare non solo gli anni di servizio, ma anche altri criteri, come le dimensioni dell'azienda e il comportamento delle parti.
La buonuscita è la stessa cosa del TFR?
No, la buonuscita e il Trattamento di Fine Rapporto-TFR sono due cose diverse. Il TFR ti spetta sempre per legge alla fine di qualsiasi rapporto di lavoro, anche se ti dimetti.
La buonuscita, invece, è una somma extra che si aggiunge al TFR e alle altre competenze di fine rapporto, come ferie e permessi non goduti o l'indennità di mancato preavviso. La ottieni solo se c'è un accordo con l'azienda per chiudere ogni possibile controversia.
La buonuscita per i dipendenti pubblici è diversa?
Sì, la buonuscita nel settore pubblico è una cosa diversa. Per i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici si parla di Trattamento di Fine Servizio-TFS o Indennità di Buonuscita-IBU.
Il TFS è un'indennità simile al TFR, ma spetta solo ai dipendenti pubblici assunti a tempo indeterminato prima del 1° gennaio 2001. Chi è stato assunto dopo quella data riceve il TFR, come nel settore privato. Questa guida non tratta il TFS, ma l'accordo economico che si può raggiungere nel settore privato.
Come viene tassata la buonuscita?
Le somme che ricevi come incentivo all'esodo, e quindi come buonuscita, beneficiano di una tassazione agevolata. A queste somme si applica la tassazione separata.
Questo significa che l'importo non si somma al tuo reddito dell'anno per calcolare l'IRPEF con le aliquote ordinarie. Viene invece tassato con un'aliquota calcolata sulla media dei tuoi redditi degli anni precedenti, che di solito è più bassa.
Cosa succede in pratica: un esempio di calcolo
Mario è un impiegato con contratto a tempo indeterminato da 6 anni in un'azienda con 40 dipendenti. La sua retribuzione annua lorda è di 32.000 euro. Viene licenziato per giustificato motivo oggettivo, ma Mario ritiene che il motivo non sia reale.
Mario decide di impugnare il licenziamento. Sa che, in caso di vittoria in tribunale, potrebbe ottenere un'indennità.
- Calcolo del rischio per l'azienda: Se il giudice desse ragione a Mario, l'azienda dovrebbe pagargli un'indennità. La sua retribuzione mensile di riferimento è 32.000 euro diviso 13,5, cioè circa 2.370 euro. L'indennità minima sarebbe di 6 mensilità, circa 14.220 euro, ma il giudice potrebbe riconoscerne di più.
- La trattativa: Per evitare i costi e i rischi di una causa, l'azienda propone a Mario un accordo. Dopo una trattativa, si accordano per una buonuscita-incentivo all'esodo di 16.000 euro lordi.
- L'accordo finale: Mario firma un verbale di conciliazione in sede sindacale. Con l'accordo, rinuncia a fare causa per il licenziamento.
- Cosa riceve Mario: Alla fine del rapporto, Mario incassa:
- il suo Trattamento di Fine Rapporto-TFR maturato in 6 anni;
- il saldo delle ferie e dei permessi non goduti;
- l'indennità di mancato preavviso, se l'azienda decide di non fargli lavorare il periodo di preavviso;
- la buonuscita concordata di 16.000 euro.
In più, avendo perso il lavoro involontariamente e firmato un accordo, Mario avrà diritto a richiedere l'indennità di disoccupazione NASpI.
Hai dubbi sulla tua buonuscita per licenziamento?
Se pensi che il tuo licenziamento sia ingiusto o se hai ricevuto un'offerta dall'azienda e vuoi essere sicuro che sia corretta, è utile valutare la situazione con chi ha esperienza.
Qualora ti servisse un parere, puoi cliccare il bottone che trovi qui sotto per parlare gratis e senza impegno con un avvocato con esperienza in accordi di buonuscita e licenziamenti.
Fonti: Codice civile · Legge 604/1966 · D.lgs. 23/2015 · Corte Costituzionale
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