Questa guida spiega come funziona una causa davanti al giudice del lavoro, dal ricorso alla sentenza. È utile a chi deve affrontare un processo per far valere i propri diritti, come il recupero di stipendi non pagati o l'impugnazione di un licenziamento.
Chi affronta una causa di lavoro deve muoversi entro termini precisi e con atti che seguono regole tecniche, dal ricorso alla sentenza fino a un eventuale appello. Questa pagina raccoglie le guide che spiegano ogni fase, i costi da sostenere e come si calcola il valore della causa.
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Cosa dice la legge sulla causa di lavoro?
Le controversie individuali di lavoro seguono un rito speciale, disciplinato dagli articoli 409 e seguenti del Codice di procedura civile.
Il lavoratore avvia la causa con un ricorso, secondo l'articolo 414 del Codice di procedura civile, depositato presso il tribunale che funge da giudice del lavoro.
Il giudice fissa l'udienza con decreto e il datore di lavoro si costituisce secondo l'articolo 416 del Codice di procedura civile, depositando memoria difensiva.
Il decreto legislativo 149/2022, la riforma Cartabia, ha modificato alcuni termini del processo e ha introdotto l'articolo 441 bis del Codice di procedura civile per il rito applicabile alle impugnazioni di licenziamento.
Contro la sentenza di primo grado si può proporre appello secondo l'articolo 434 del Codice di procedura civile.
Per iscrivere la causa a ruolo si paga il contributo unificato, dovuto secondo l'articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 115/2002, con importi diversi in base al valore della causa.
Quali termini non bisogna perdere in una causa di lavoro?
- Se vuoi impugnare un licenziamento, hai 60 giorni dalla comunicazione per farlo, secondo l'articolo 6 della legge 604/1966.
- Dopo l'impugnazione stragiudiziale, hai altri 180 giorni per depositare il ricorso in tribunale, sempre secondo l'articolo 6 della legge 604/1966.
- Il datore di lavoro convenuto deve costituirsi in giudizio almeno 10 giorni prima dell'udienza, secondo l'articolo 416 del Codice di procedura civile.
- Se vuoi impugnare la sentenza di primo grado, hai 30 giorni dalla notifica per proporre appello, secondo l'articolo 434 del Codice di procedura civile, oppure 6 mesi dalla pubblicazione se la sentenza non ti è stata notificata, secondo l'articolo 327 del Codice di procedura civile.
Quando conviene farsi assistere da un avvocato?
Il rito del lavoro impone atti con contenuti obbligatori e termini che, se non rispettati, fanno decadere dal diritto di far valere le proprie ragioni.
Calcolare correttamente il valore della causa incide sul contributo unificato da versare e sulle spese che si rischiano se la causa viene persa.
Un avvocato con esperienza in cause di lavoro sa impostare il ricorso, calcolare i termini e valutare le probabilità di successo prima di iniziare la causa.
Anche durante il processo, la scelta di come rispondere alle difese del datore o se proporre appello richiede una valutazione tecnica che conviene affidare a chi conosce il rito del lavoro.
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Fonti: normattiva.it/articolo-409-codice-procedura-civile/ · normattiva.it/articolo-414-codice-procedura-civile/ · normattiva.it/articolo-416-codice-procedura-civile/ · normattiva.it/dlgs-149-2022/ · normattiva.it/articolo-441-bis-codice-procedura-civile/ · normattiva.it/articolo-434-codice-procedura-civile/ · normattiva.it/articolo-13-dpr-115-2002/ · normattiva.it/articolo-6-legge-604-1966/ · normattiva.it/articolo-327-codice-procedura-civile/